Antonio Biggio

Il caffè letterario continua le sue interviste.

Oggi è il turno di Antonio Biggio, che ci parlerà un po’ di se e del suo libro Eddy deve morire.

Ringrazio Antonio oltre che per la disponibilità dimostrata, anche per la copia che mi ha mandato in omaggio del suo libro, che chiedo venia, non ho ancora iniziato a leggere.

Non perdiamo altro tempo ed andiamo a conoscere insieme Antonio.

Come prima cosa direi di iniziare con le presentazioni. 

Ciao a tutti, sono Antonio Biggio. Originario della provincia di Genova dove ho vissuto per 43 anni prima di trasferirmi in Gran Bretagna.

Antonio, andiamo con la seconda domanda di rito di tutte le interviste. Cosa prendi? Caffè, The o Tisana? In caso di the o tisana quale gusto preferisci? 

Sono sempre stato un amante del caffè! Ma se non ne hai, non preoccuparti, visto che abito in Inghilterra un buon the è comunque gradito!

Come nasce la passione per la scrittura?

Dall’età di 5 anni ho iniziato a scrivere poesie. Poi quando avevo 10 anni sono stato letteralmente rapito dal teatro, attività che ho praticato per i 35 anni a venire. Ma continuavo a scrivere, nel frattempo: racconti, poesie e prove tecniche di romanzi.

Cosa ti ha fatto dire “voglio scrivere un libro”?

Si è realizzato un desidero che avevo fin da adolescente. Nel 1991 avevo pubblicato una raccolta di poesie, “Amore Teatro Malinconia” che oggi è ancora reperibile su Amazon, ma il progetto di un vero romanzo si è concretizzato quando, trasferitomi all’estero, non mi sono più potuto dedicare al teatro. 

Quale genere scrivi e come mai ti sei approcciato a quel genere?

Amo leggere e scrivere gialli, thriller, spy stories. Mi piacciono le storie cariche di tensione e con risvolti polizieschi. Come lettore sono anche avido di romanzi storici. 

Qual è la prima cosa che ricordi di aver scritto?

Una brevissima poesia, sul quadernetto in prima elementare.

E qual è invece la cosa che più ti imbarazza di aver scritto? Quella che a rileggerla ti viene da dire “ma cosa accidenti ho scritto?”

Oh, ce ne sono! Se devo citarne una in particolare, un racconto breve scritto all’età di 15 anni credo,  molto arrogante e saccente. Roba da “tutto mi è dovuto e se non lo ottengo, frigno”… 

Parliamo del tuo processo creativo. Come nascono le idee per i tuoi libri?

Nascono principalmente da fatti storici o di cronaca. Mi piace partire da un punto fermo che so essere realmente accaduto. 

Ti definiresti più Plotter o Pantser? Ti piace avere tutti i dettagli sotto mano della storia prima di iniziare a scriverla oppure scrivi più “di pancia”?

Prediligo molto avere l’ossatura della trama sottomano, finale incluso. Una volta pronto, poi, diversi capitoli nascono scrivendo, e alle volte sono i personaggi stessi a guidarmi nella costruzione di intrecci e sottotrame.

Scrivi a mano con quaderni, appunti, diari oppure direttamente al pc?

Le informazioni di cronaca, le ricerche, gli studi vari sono sul PC. Mentre la trama e le schede dei personaggi le scrivo sempre a mano su un quaderno che si chiama “Spoiler Alert” ☺

Ti piace ascoltare musica quando scrivi oppure preferisci il silenzio? In caso di musica, cosa ti piace ascoltare?

Preferisco il silenzio mentre scrivo, perché immagino le scene con dialoghi e suoni e quindi nella mia mente c’è già un bel frastuono… la musica mi aiuta prima e dopo, per ispirarmi o rilassarmi. Per il mio romanzo di esordio, poi, la musica è una parte centrale del racconto ed è sempre metal, per la maggior parte degli Iron Maiden.

C’è un posto preferito dove ti piace scrivere in un posto in particolare, diciamo un angolino tutto per te?

Sì, il mio angolo di soggiorno col PC oppure una caffetteria (qui in Inghilterra vado spesso da “Caffè Nero”) munito di portatile.

Quanto tempo impieghi per scrivere un romanzo?

Quest’ultimo ha richiesto due anni. Quello che sto scrivendo adesso deve richiedere molto meno…

C’è un genere che non vorresti mai scrivere o che pensi di non riuscire a scrivere?

Sì, per il momento non mi immagino a scrivere il genere fantasy.

Hai una writing routine particolare? Se sì cosa fai?

Caffè, ventimila schermate aperte, silenzio e qualche input visivo, tipo fotografie o brevi filmati.

Hai mai avuto il blocco dello scrittore e nel caso come l’hai superato?

Succede spesso. Per superarlo smetto di pensare al romanzo e mi dedico ad altro.

Cosa provi mentre scrivi i tuoi romanzi?

Cerco di trasferire su carta le emozioni dei miei personaggi. Alle volte mi immagino insieme a loro, nell’azione.

Ci sono sicuramente autori ed autrici che in qualche modo hanno influenzato il tuo stile, quali sono?

Su tutti Ken Follett. Per gli italiani ho preso molti spunti e ispirazioni da Ferdinando Salamino, Mirko Zilhay e Carlo Martigli.

Parlaci del tuo percorso da esordiente, tutto quello che hai fatto per arrivare alla pubblicazione.

Ho scritto la prima versione, molto grezza, e l’ho fatta leggere a una decina di beta-lettori. Ho ricevuto buoni riscontri, per cui ho investito una certa somma nell’editing del testo e poi l’ho inviato alle case editrici. Ho ricevuto ben tre proposte e ho scelto di pubblicare con Blitos.

Come mai hai scelto di pubblicare con casa editrice e non in self?

L’idea iniziale era di provare con le case editrici, e mi è andata bene. Il piano B sarebbe stato pubblicare in self.

Nelle tue storie c’è un messaggio di fondo? Qualcosa che vorresti trasmettere a chi legge i tuoi libri?

Cerco sempre di dare un messaggio, e nel primo romanzo vorrei trasmettere come sia importante superare le proprie paure.

Preferisci cartaceo o ebook?

La carta, con cui sono nato. L’ebook è pratico quando ci si deve spostare, ma non ha un odore come quello dei libri cartacei.

Se dovessi trovarti su un’isola deserta e potessi portarti solamente tre libri, quali sceglieresti e perchè?

Il nome della rosa, perché è un libro immortale secondo me. Poi I pilastri della Terra del mitico Ken e un terzo libro mi piacerebbe scriverlo io. 

Personaggio preferito? ( in generale dei libri che hai letto, quello che ti ha più colpito per carisma, fascino, coinvolgimento)

Ho amato molto Guglielmo da Baskerville, il protagonista de Il Nome della Rosa, e poi rivederlo sul grande schermo nientepopodimeno che col volto di Sean Connery…

Futuri progetti in campo editoriale?

Sto scrivendo il seguito di “Eddie deve Morire”. Tra poco uscirà anche una mia traduzione dall’inglese di un libro, guarda caso, sugli Iron Maiden che spero piacerà, una vera chicca.

Hai qualche consiglio per chi si sta affacciando adesso in questo settore o vorrebbe provare a “buttarsi”?

Studiate da un buon manuale di scrittura, e leggete tanto. Non abbiate paura di scrivere. Una volta terminato il vostro lavoro, fatevi sempre aiutare da un editor professionista. Imparerete moltissimo se è bravo.

Eddie deve morire

Titolo  Eddie deve morire  

Anno di uscita 2021

Casa Editrice Blitos Edizioni

Trama

Gli Iron Maiden, da gruppo spalla, sono diventati un gruppo da tutto esaurito. Il loro album, “The Number of the Beast” ha suscitato l’indignazione di sette cattoliche estremiste, che accusano il gruppo di Satanismo. Gli Iron Maiden si esibiranno a Londra, 28 ottobre 1982, nel leggendario Hammersmith Odeon. É proprio qui che sta per consumarsi la tragedia: due fanatici religiosi vogliono farsi saltare in aria in mezzo alla folla.

L’ispettore Andrew Briggs si trova coinvolto nel ritrovamento di un cadavere, che per sua amara sorpresa è proprio quello di uno dei suoi più cari amici. Suicidio? Andrew non ci crede e decide di scoprire cosa sia realmente successo.

Due vicende apparentemente diverse ma collegate da un filo sottile. Chi è l’assassino? E chi c’è dietro l’attentato agli Iron Maiden?

Curiosità sui personaggi: Andrew Briggs, fan degli Iron Maiden, appassionato di musica metal che spera di sfondare con il suo gruppo musicale. Nell’attesa della svolta che porterà lui e la sua band al successo, decide di entrare in polizia. Andrew ha un grande intuito, ha la capacità di vedere connessioni dove nessun altro le vede. Questo le rende un ispettore potenzialmente molto dotato, ma per contro è distratto poco attento alle procedure e finisce col cacciarsi sempre nei guai. Impacciato, quasi succube di una immaginaria sfortuna cosmica, è proprio durante le indagini dell’amico scomparso che Andrew prende vera coscienza delle sue vere capacità. Tira fuori una inaspettata determinazione che lo porta a smettere di essere una vittima degli eventi e a prendere in mano non solo l’indagine, ma la sua stessa vita.  

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