Giorgia Amantini

Siamo arrivati al terzo appuntamento della rubrica “Caffè Letterario” dove intervistiamo ogni settimana un autrice o autore emergente.

Questa settimana è la volta di Giorgia Amantini, che ringrazio per la disponibilità e la gentilezza dimostrata.

Quando ho iniziato questa Rubrica non pensavo di riscuotere il successo che sta avendo e ne sono contentissimo. Sto conoscendo un sacco di persone veramente splendide.

Ma non perdiamo altro tempo in convenevoli ed andiamo a conoscere insieme Giorgia.

Come prima cosa direi di iniziare con le presentazioni. Dicci come ti chiami e nel caso di un nome d’arte raccontaci come lo hai scelto e perché?

Ciao, Daniele. Innanzitutto, ti ringrazio per questa bellissima opportunità che mi stai dando, è un piacere fare due chiacchiere con te. Mi chiamo Giorgia Amantini e sono una scrittrice non professionista, appassionata di lettura.

Dato che l’appuntamento si chiamerà “Caffè Letterario” e mi piace immagina questa intervista come due chiacchiere in un vero e proprio caffè andiamo con la seconda domanda. Cosa prendi? Caffè, The o Tisana? In caso di the o tisana quale gusto preferisci?

Prendo volentieri un caffè, grazie.

Come nasce la passione per la scrittura?

Nasce a causa di un evento personale molto doloroso e drammatico che mi è capitato quando avevo 17 anni. È come se quell’evento avesse fatto da detonatore a qualcosa che avevo dentro e che non avevo mai avuto modo di far uscire. Contemporaneamente, sempre a 17 anni, ho incontrato per la prima volta il teatro e da lì, la mia passione per la scrittura ha preso decisamente il volo, il mio cassetto si è riempito di sogni che a mano a mano sono riusciti a diventare realtà.

Cosa ti ha fatto dire “voglio scrivere un libro”?

L’esigenza di buttare fuori tutto quello che avevo da sfogare. Il primo libro non l’ho mai pubblicato e rileggendolo oggi mi colpisce ancora molto, sia per la mia scrittura acerba, che per quello che ho scritto. Ma è stato proprio quell’evento doloroso a far scattare qualcosa dentro di me, a far uscire quella interiorità che da sempre avevo custodito gelosamente senza mai riuscire a esternare. Da lì, scrivere è diventato il mio pane quotidiano, anche se ho pubblicato a un’età molto più matura rispetto a quella in cui ho iniziato a scrivere.

Quale genere scrivi e come mai ti sei approcciata a quel genere?

Ti dico sinceramente che non ho un genere specifico. Ho scritto tante storie e tutte diverse. Anche se la mia preferenza va al romanzo storico. Mi piace fantasticare su fatti realmente accaduti, incastonando personaggi e narrativa, mettendoci ovviamente le mie sensazioni ed emozioni. Ma, davvero, mi lascio trasportare dalla fantasia e dalle immagini che mi porta. Da lì, inizio a buttare giù la storia e ciò che verrà.

Qual è la prima cosa che ricordi di aver scritto?

Se parliamo di un romanzo, sicuramente quello di cui ti parlavo poco fa, quando avevo 17 anni. Se parliamo della prima cosa in assoluto che ho scritto nella mia vita, ti dico che avevo circa sette anni e sviluppai una traccia che la maestra mi aveva dato come compito sotto forma di dialogo. A sette anni, un dialogo!! Ricordo che la mia maestra rimase davvero stupita, molto meno di me che non sapevo nemmeno come avessi fatto a far parlare un leone con una zebra…

E qual è invece la cosa che più ti imbarazza di aver scritto? Quella che a rileggerla ti viene da dire “ma cosa accidenti ho scritto?”

Sono sincera: non ce l’ho. Perché tutto ciò che ho scritto, l’ho scritto in epoche diverse, con una maturità diversa e una capacità di scrittura diversa. Più si scrive, più si scrive bene, si migliora, si amplia la propria consapevolezza e stima in sé stessi. Insomma, più si scrive, più si cresce, come autori e come persone e anche ciò che non piace, serve sempre per porre le basi del proprio miglioramento.

Parliamo del tuo processo creativo. Come nascono le idee per i tuoi libri?

Come ti accennavo poco fa, l’idea mi arriva per immagini. L’idea ti viene a cercare, non sei tu che rincorri lei, ma lei che trova te. Ed ecco che può manifestarsi in un volto particolare, in una sensazione particolare, in un profumo particolare, in un vissuto particolare. Ma tutto ciò che suggerisce la partenza di un romanzo, a me arriva sempre e solo per immagini. Amo la fotografia, ho sempre avuto una memoria fotografica ampia e sarà per questo che ogni personaggio, ogni storia, ogni evento che voglio scrivere io li vedo, nitidi e cerco di riportarli nel migliore dei modi ai lettori, lasciando loro libera interpretazione.

Plotter o Pantser? Ti piace avere tutti i dettagli sotto mano della storia prima di iniziare a scriverla oppure scrivi più “di pancia”?

Ciò che devo avere sempre chiara nella testa è la storia e la sua struttura. Che cosa voglio scrivere? E in che modo? Poi, ovviamente, i personaggi prendono corpo a mano a mano che scrivo, ma non ti nascondo che a volte mi sorprendono, perché prendono direzioni inizialmente non previste da me, facendomi penare. A volte mi seguono, a volte si ribellano, ma alla fine si lasciano condurre per mano verso un finale narrativo che deve essere sempre coerente con la storia stessa. Il classico lieto fine, se non coerente con quanto scritto, per me non esiste. La storia deve iniziare, svilupparsi e finire seguendo sempre questa coerenza, anche a costo di far del male al lettore. Che, però, in nome di questa coerenza, te la perdonerà sicuramente.

Scrivi a mano con quaderni, appunti, diari oppure direttamente al pc?

Le idee le scrivo sempre a mano. Quando arrivano, le appunto sul cartaceo, perché ovunque sono porto sempre con me carta e penna. Poi, il romanzo nasce interamente al PC, ma schemi e direzioni prendono forma sempre prima su carta. Sempre per il discorso di memoria fotografica, scrivo, coloro, sottolineo e memorizzo meglio. A lavoro, sono piena di appunti che tengo in borsa e che poi sviluppo con calma davanti allo schermo.

Ti piace ascoltare musica quando scrivi oppure preferisci il silenzio? In caso di musica, cosa ti piace ascoltare?

Amo la musica, non potrei vivere senza, ne sono una grande appassionata. Ma ti giuro che non riesco a scrivere con la musica di sottofondo. Rumori, vociare, confusione non mi distraggono. Ma se metto un pezzo in cuffia, allora non riesco a combinare nulla, perché la musica e il testo mi trascinano lontano, in un’altra dimensione da quella in cui mi trovo scrivendo. Ma una canzone, devo dirti, ha ispirato la scrittura di un romanzo, ancora inedito, che ha vinto un premio speciale nel 2019 e che adesso è in concorso. Non ascolto musica mentre scrivo, ma in qualche modo la musica è entrata a far parte di ciò che ho scritto. Spero capiti ancora.

C’è un posto preferito dove ti piace scrivere, un posto in particolare, diciamo un angolino tutto per te?

Al PC, solo in camera mia, a porta chiusa. A mano, ovunque. Anche al bar, su un tovagliolino, se l’idea arriva in quel momento.

Quanto tempo impieghi per scrivere un romanzo?

Dipende da ciò che sto scrivendo. Per esempio, il mio primo romanzo pubblicato, “Vortice”, l’ho scritto a distanza di sei mesi dal suo inizio. Ho buttato giù l’idea e poi mi sono fermata. Sei mesi dopo, in tre settimane, l’ho finito. “Muro contro muro”, il mio secondo romanzo pubblicato, nasceva come atto unico teatrale. In nemmeno quattro mesi è diventato un libro. Dipende da come ti senti e da quanta esigenza hai di portarlo a termine. Emotiva e pratica. 

C’è un genere che non vorresti mai scrivere o che pensi di non riuscire a scrivere?

Un genere che non vorrei mai scrivere non ce l’ho, perché mi piace spaziare e mi lascio andare in base all’idea che arriva. Non scriverò mai un romanzo horror, ne sono sicura, perché è un genere che non riuscirei a rendere a parole. Magari il noir ce l’ho più nelle mie corde, ma un horror mai.

Hai una writing routine particolare? Se sì cosa fai?

Ora che mi ci fai pensare, sì. Ne ho due, in realtà. La prima: uso sempre lo stesso carattere e stile word, mi danno leggerezza, sicurezza, distensione mentale. La seconda: non scrivo mai di notte, sono una scrittrice pigrissima. La notte dormo, come un ghiro!

Hai mai avuto il blocco dello scrittore e nel caso come l’hai superato?

Sì, ce l’ho avuto. Per un paio di anni non ho concluso niente, pagina bianca e tanta malinconia. Non ho fatto nulla. Quando meno me l’aspettavo, quella pagina è tornata a riempirsi come un fiume in piena. E non ho più smesso.

Cosa provi mentre scrivi i tuoi romanzi?

Un senso di leggerezza. Scrivere mi porta dentro altri mondi, altre realtà, altre vite. E anche se si sfogano non solo i momenti beli, ma anche quelli più duri, alla fine ti resta addosso sempre un senso di compiutezza e di libertà a volte difficili da riscontare nella realtà in cui si vive.

Ci sono sicuramente autori ed autrici che in qualche modo hanno influenzato il tuo stile, quali sono?

Tra i contemporanei, adoro Isabel Allende e John Grisham. Lungi da me nel paragonarmi a loro, io sono niente a loro confronto, ma mi piacciono la tempestosità passionale e storica della prima e la fluidità e la scorrevolezza narrativa del secondo. Sono due che, a loro modo, ti fanno vedere ciò che scrivono. Non a caso, entrambi sono stati spesso trasposti sul grande schermo.

Parlaci del tuo percorso da esordiente, tutto quello che hai fatto per arrivare alla pubblicazione.

Innanzitutto, il primo passo è stato convincermi di presentare un libro a una casa editrice. Ho iniziato a 17 anni a scrivere, ho pubblicato il mio primo romanzo, “Vortice”, solo a 35 anni. Ci ho messo un po’ per capire che poteva piacere a qualcuno leggermi e, soprattutto, che poteva piacere a me stessa essere letta da qualcuno… Dopodiché, come sempre succede, c’ho preso gusto, mi sono buttata sempre di più, ho partecipato a concorsi, inviato altri manoscritti ed ecco che ho pubblicato anche il secondo, “Muro contro muro”. E, a breve, arriverà anche il terzo. Non ho programmato niente, quando è arrivato il momento che io ho ritenuto essere giusto, mi è caduto il velo di esitazioni e ho cominciato a lanciarmi. E ho scoperto che non ci si fa poi così male.

Pubblichi con casa editrice o in Self? In caso di Self cosa ti ha portato verso questa scelta?

I mie primi due romanzi li ho pubblicati con casa editrice. L’idea del self c’è e, prima o poi, si concretizzerà.

Nelle tue storie c’è un messaggio di fondo? Qualcosa che vorresti trasmettere a chi legge i tuoi libri?

Nelle mie storie c’è sempre una costante: la scelta. I personaggi vivono scegliendo, nel bene o nel male. Ecco, credo che questo rispecchi ciò che davvero ho voluto nella mia vita e che per molto tempo non ho fatto: la consapevolezza di scegliere sempre, di vivere, pagando anche le conseguenze di quelle scelte se necessario.

Preferisci cartaceo o ebook?

Cartaceo. Un libro non è un libro se non è cartaceo. L’e-book dà tanti vantaggi, indubbiamente. Ma il profumo di un libro stampato non ha eguali.

Genere preferito da lettrice?

Leggo di tutto, ma se devo proprio scegliere, scelgo il romanzo storico.

Autore preferito?

Se devo sceglierne una, solo una, Jane Austen. Altrimenti, se ha una settimana di tempo, ti dico tutti gli altri! 

Se dovessi trovarti su un’isola deserta e potessi portarti solamente tre libri, quali sceglieresti e perché?

“Jane Eyre” di Charlotte Bronte perché è il mio libro preferito; “Orgoglio e pregiudizio” di Jane Austen, perché è anticonformista e romantico; “I promessi sposi” perché Alessandro Manzoni è unico.

Personaggio preferito? (in generale dei libri che hai letto, quello che ti ha più colpito per carisma, fascino, coinvolgimento).

Dorian Grey, il vero ritratto del Decadentismo. Oscar Wilde gli ha dato l’eternità.

Futuri progetti in campo editoriale?

Sta per uscire in autunno inoltrato il mio terzo romanzo. Per scaramanzia, non anticipo nulla, ma potrebbe essere il primo di una trilogia. Vedremo…

Hai qualche consiglio per chi si sta affacciando adesso in questo settore o vorrebbe provare a “buttarsi”?

Certamente. Il mio consiglio è quello di affidarsi, come prima volta, sempre a una casa editrice, per avere un seguito editoriale importante. Di affidarsi soprattutto a case editrici gratuite, con voglia di crescere e sperimentare. E, prima di fare questo, avere il coraggio di farsi leggere non solo da amici, ma anche da editor o correttori di bozze, che ti danno un parere oggettivo reale su quanto hai scritto. Infine, di essere incoscienti e di non voler arrivare a tutti i costi. Io, per buttarsi, intendo proprio questo. Provare allo sfinimento, fino a quando non succede quello che desideri. E, quando succede, non fermarsi più continuandosi a buttare.

Anche per oggi l’intervista con l’autrice è finita, ringrazio infinitamente Giorgia per la disponibilità e gentilezza dimostrata e per averci dedicato parte del suo tempo.

Se volete conoscerla meglio, vi invito a visitare il suo sito web cliccando sul link qui sotto.

https://giorgiaamantini1983writer.wordpress.com/

Muro contro Muro

Titolo Muro contro Muro

Anno di uscita 2020

Casa Editrice Argento Vivo Edizioni

Trama

Il 9 Novembre 1989 Derek e Alexandra si incontrano – scontrano durante la caduta del muro di Berlino. Est contro Ovest, ambizioni contro sogni, un muro interiore che soltanto l’amore cercherà di abbattere, attraversando venticinque anni di storia in cui la storia stessa, passando per l’11 Settembre 2001, testimonierà loro che in realtà, anche se quel muro è ancora vivo dentro di noi, la speranza di abbatterlo non dovrà cadere.

Curiosità sui personaggi

Derek Ziegler è un giornalista, Alexandra Keller è una fotoreporter. Entrambi, rappresentano la simbiosi delle mie passioni: la scrittura e la fotografia. Ed entrambi, possiedono molto di me: testardaggine e passionalità lei, senso critico e determinazione lui. Ma anche fragilità e insicurezze.

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