Romanzo del Bardo – Prologo

Mystic Lake, ore 6.30

Gerard era uscito di casa presto quella mattina, doveva andare in ufficio un paio d’ore prima del solito per sbrigare alcune commissioni importanti prima dell’inizio della riunione con le alte sfere.

Il progetto che avrebbe presentato di lì a poche ore poteva significare la svolta per la sua vita, un’idea tanto ambiziosa quanto folle, ma in quella follia ci credeva, ci aveva sempre creduto.

Erano usciti da poco dalla baita, il suo rifugio speciale dal mondo esterno, insieme al suo inseparabile compagno Sam, un labrador di due anni e mezzo, quando si imbatterono in Christine e Mark.

«Gerard, già in giro a quest’ora?»

«Ehilà! Sono uscito presto, ho un sacco di cose da sbrigare a lavoro oggi e Sam aveva una certa urgenza di fare il suo giretto mattutino.»

«Ma quanto sei bello cucciolone? Quanto sei bello?»

Christine aveva un vero e proprio debole per quel cane, debole che era ampiamente ricambiato da Sam, che non appena l’aveva vista aveva fatto il diavolo a quattro per avvicinarsi a lei e farsi coccolare.

«Un giorno o l’altro te lo rubo questo splendore!»

Sam scodinzolò soddisfatto.

«A quanto pare non sarebbe un trauma così grande essere rapito da te Chris.»

Tutti e tre risero di gusto, mentre Christine ne approfittava per fare qualche altra coccola al loro amico a quattro zampe.

«Vieni Chris, la nostra battuta di pesca ci aspetta. Oggi è una giornata perfetta per prendere qualche bella preda e, se tutto va bene, stasera mangeremo una bella grigliata di pesce!»

«A proposito Gerard, vuoi unirti a noi per cena?»

«Ti ringrazio Chris, ma non vorrei essere d’intralcio, una cenetta di pesce tra voi due, cosa vengo a fare io?»

«Ma quale disturbo! Non dirlo neanche per scherzo, ti aspettiamo per cena! Sempre che il tuo amico qui riesca a pescare qualcosa, altrimenti dovremo trovare un menù alternativo al pesce!»

«Donna di poca fede! Vedrai stasera mangerete il pesce più grosso che avete mai visto in vita vostra! Mai dubitare delle doti di un pescatore esperto come Mark Foster!»

«In realtà credo che lei dubiti del pescatore stesso, non delle sue doti.»

Christine scoppiò a ridere di gusto.

«Non te la prendere Mark, ci piace prenderti un po’ in giro, ma lo sappiamo tutti e due che sei un pescatore nato.»

«Ne riparleremo stasera, con tutti e due!»

«Ragazzi divertitevi e state attenti, mi raccomando. Io continuo la passeggiata con Sam e scappo in ufficio. A stasera allora! E… Grazie…»

«Smettila Gerard, non devi ringraziare di nulla. Ci vediamo stasera.»

Mark e Christine si allontanarono in direzione del centro del lago, mentre Gerard e Sam continuavano la loro passeggiata mattutina.

Mystic Lake, ore 10.30

«Mark siamo su questa barca da ore ormai e non abbiamo ancora neanche visto l’ombra di un pesce…»

Appoggiò il coltello con il quale stava intagliando un’esca di fianco a sé e alzò lo sguardo verso la sua compagna di pesca.

«Effettivamente hai ragione, è strano. Le esche sono giuste, l’attrezzatura è ok, non so cosa diavolo gli prenda a questi maledetti pesci oggi. Sembra che il lago sia completamente deserto.»

«Comincio ad annoiarmi e questa nebbia sembra più fitta ogni minuto che passa.»

«Dai Chris, stiamo un altro po’ e ce ne andiamo, che ore sono adesso?» 

Guardò l’orologio e si accorse che era fermo.

«Che strano, mi si è fermato l’orologio…»

Christine guardò il suo e fece una faccia stupita.

«Anche il mio si è fermato, ma che sfiga!»

«Questo si che è insolito.»

Prese il cellulare dalla tasca del gilet per vedere che ore fossero.

«Maledetto affare, che gli prende adesso?»

«Che succede?»

«Niente, è completamente andato, morto, caput, scarico del tutto.»

«Per fortuna c’è il mio che è sempre carico!»

Aprì lo zaino per prendere il cellulare e, con sorpresa, lo trovò spento e completamente scarico.

«Maledizione, non è possibile, l’ho caricato fino a stamattina e da quando siamo saliti su questa barca non l’ho mai usato. Non può essere scarico…»

«C’è qualcosa di molto strano in tutto questo Chris… Che ne dici di tornare a riva?»

«Secondo me è la soluzione migliore. Ci inventeremo qualcosa stasera per cena, il pesce lo mangeremo un’altra volta.»

«Sono d’accordo, andiamo verso casa.»

Il motore della barca non volle saperne di mettersi in moto, Mark provò decine di volte, ma niente di niente.

«Ci mancava anche questa. Dovremo farcela a remi, dannazione!»

Si avviarono in direzione della riva, con la nebbia che si faceva sempre più fitta.

Mystic Lake, ore 19.00

La giornata era stata un disastro, il consiglio di amministrazione aveva bocciato quasi ogni parte del progetto di Gerard. Deluso e amareggiato trovò l’unico conforto in Sam che aspettava con ansia il suo ritorno. Prese il guinzaglio e uscì di casa.

«Sam, cerchiamo di sbrigarci, quei lampi all’orizzonte non mi piacciono per niente, tra poco verrà a piovere. Poi sono già le 19.00, Mark e Christine ci aspettano per cena. Speriamo abbiano pescato qualcosa di buono!»

Sam lo guardò scodinzolando e abbaiò, come a voler dire “Speriamo che facciano mangiare qualcosa di buono anche a me”.

Dopo pochi minuti erano in riva al lago e come si avvicinarono al punto dove si erano incontrati la mattina con i loro amici, Gerard si allertò.

«C’è la loro macchina ancora parcheggiata qui… Possibile che quei due siano ancora a pescare?»

Si guardarono intorno senza riuscire a vedere nulla, la nebbia si era diradata, ma il sole quasi al tramonto non permetteva di vedere granchè.

D’un tratto Sam inchiodò le zampe, puntò il muso in direzione dell’acqua e cominciò ad abbaiare come un forsennato.

«Ehi piccolo, che ti prende? Perché fai così?»

Non c’era verso di farlo smettere di abbaiare, se ne stava lì immobile e non accennava a fermarsi.

A un certo punto Gerard si rese conto cosa provocava così tanta inquietudine nel suo amico peloso. Parecchio lontano dalla riva c’era la barca di Christine e Mark, completamente vuota. Dei due non vi era traccia all’interno dell’imbarcazione.

«Dannazione deve essere successo qualcosa Sam! Non c’è tempo da perdere! Dobbiamo…»