Fernando Camilleri – Il genio raccomandato

Bentornati alla rubrica settimanale con le interviste ad Autori e Autrici emergenti.

Per l’incontro di oggi del nostro “Caffè Letterario” abbiamo il piacere di avere con noi Fernando Camilleri, che ci parlerà un po’ della sua storia, del  del suo percorso come autore.

Per questa intervista ci parlerà dell’ultimo libro edito con Saga Edizioni, un divertente Weird con una bellissima morale!

Come prima cosa direi di iniziare con le presentazioni. Dicci come ti chiami e nel caso di un nome d’arte raccontaci come lo hai scelto e perché?

Buongiorno Daniele, mi chiamo Fernando Camilleri. Ho un cognome “famoso” in campo letterario e ne vado fiero. Quindi nessuno pseudonimo.

Per accompagnare la nostra chiacchierata virtuale, cosa posso offrirti?

Per motivi di salute, l’unica bevanda che posso ingerire senza stare male è l’acqua. Quindi per me va bene mezzo bicchiere d’acqua liscia a temperatura ambiente.

Come nasce la passione per la scrittura?

La scuola mi ha sempre fatto odiare i libri e la lettura. La scrittura invece mi è piaciuta sin dall’inizio perché mi consentiva di inventare storie e vagare con la fantasia. Adoravo l’ora del tema in classe, perché potevo isolarmi da tutto e da tutti, evitandomi le noiosissime e spesso inutili chiacchiere degli insegnanti.

Cosa ti ha fatto dire “voglio scrivere un libro”?

Quando finalmente mi sono liberato della scuola e degli odiosi metodi scolastici, ho rivalutato la lettura. Per anni gli insegnanti mi avevano obbligato a leggere testi pallosi che mi provocavano la nausea, poi un giorno un tizio mi parlò di un romanzo in cui i personaggi emettevano peti che odoravano di etere e banane troppo mature. Mi interessai tanto a quella storia “fuori dal comune” e volli leggerla. Si trattava di “L’acchiappasogni” di Stephen King, il primo libro letto in vita mia che non mi provocava la nausea e anzi mi invogliava a leggere ancora. Ho riso, ho trepidato, mi sono emozionato, non mi era mai accaduto nulla di simile. Ah, se solo mi avessero fatto leggere qualcosa di così appassionante a scuola, anziché “I Miserabili”, “I Promessi Sposi” e “I Malavoglia”!

A poco a poco ho scovato altri testi strani e fantasiosi, come quelli del grande Stefano Benni o di autori poco conosciuti, come “Alieni coprofagi dallo spazio profondo” di Marco Crescizz, in cui ci sono degli alieni che si drogano con le feci umane. Fino a quel momento non avevo immaginato che potessero esistere libri così divertenti. Leggere era diventato un piacere, bastava solo trovare le letture giuste. Siccome però di letture giuste per me non ne trovavo moltissime, a quel punto mi sono detto che avrei dovuto scrivere le mie storie buffe, quelle che mi ronzavano da anni nel cervello, storie che non esistevano e che avrei voluto leggere.

Quale genere scrivi e come mai ti sei approcciato a quel genere?

Se scrivo racconti brevi, posso cimentarmi in qualsiasi genere. Quando invece si tratta di romanzi, scrivo narrativa fantastica. A volte mi oriento verso la fantascienza, qualche volta mi indirizzo verso l’horror, spesso mi spingo nel weird e nella bizarro fiction, ma sempre con tono umoristico. Preferisco far ridere il lettore piuttosto che spaventarlo.

Mi sono approcciato a questi generi, perché è ciò che amo leggere. Se cercassi una storia “normale” con personaggi “normali”, mi basterebbe affacciarmi alla finestra per trovarne una. Invece io scrivo storie fuori dal comune, con elementi sovrannaturali e buffi allo stesso tempo, storie che non puntano a essere soltanto “strane”, ma anche affascinanti, intellettualmente stimolanti e soprattutto divertenti.

Qual è la prima cosa che ricordi di aver scritto?

Da bambino scrivevo e disegnavo fumetti, spesso facevo dei crossover, per esempio univo i personaggi di He-Man con gli Exogini oppure i miei peluche con Superman. Il primo fumetto inventato da zero si chiamava “Diablo” e aveva come protagonista un diavoletto buono che combatteva contro un ometto cattivone.

E qual è invece la cosa che più ti imbarazza di aver scritto? Quella che a rileggerla ti viene da dire “ma cosa accidenti ho scritto?”

Il primo romanzo pubblicato. Ho commesso alcuni errori tipici di molti scrittori esordienti: ho buttato mille idee nello stesso calderone, ho mischiato decine di generi diversi, ho abusato di aggettivi e avverbi (soprattutto quelli che terminano in -mente e che adesso non uso più). Nonostante abbia ricevuto recensioni positive, mi vergogno di averlo pubblicato. Se potessi tornare indietro, lo lascerei per sempre chiuso nello stesso armadio dell’oblio in cui ho imprigionato qualche altro romanzo che ho scritto prima di crearmi un mio stile e prima di scegliere una linea ben definita da seguire per quanto concerne il genere letterario.

Parliamo del tuo processo creativo. Come nascono le idee per i tuoi libri?

Le idee mi bombardano di continuo la mente. Mi basta isolarmi dal mondo per fare in modo che la mia testa si riempia di nuove storie. A volte nascono da qualcosa che ho visto, altre volte mi ispiro ai molteplici sogni che animano le mie notti. Ogni idea “buona” viene appuntata in un quaderno apposito, alcune diventano racconti, le migliori si trasformano in romanzi. Ne ho così tante che non mi basterà una sola vita per scriverle tutte.

Plotter o Pantser? Ti piace avere tutti i dettagli sotto mano della storia prima di iniziare a scriverla oppure scrivi più “di pancia”?

Non inizio a scrivere una storia senza prima averla progettata per filo e per segno. Mentre scrivo l’incipit so già cosa accadrà nel secondo, nel ventiduesimo e nel quarantaquattresimo capitolo.

Scrivi a mano con quaderni, appunti, diari oppure direttamente al pc?

Il progetto sempre su carta, su un intero quadernone, con schemi e disegni. Per quanto riguarda la stesura del romanzo o del racconto, scrivo su carta se mi trovo nel mio angolino segreto di mare oppure direttamente al PC se sono a casa.

Ti piace ascoltare musica quando scrivi oppure preferisci il silenzio? In caso di musica, cosa ti piace ascoltare?

Silenzio assoluto quando sono a casa. Quando sono in spiaggia lascio che il mare faccia da sottofondo alle mie idee.

C’è un posto preferito dove ti piace scrivere in un posto in particolare, diciamo un angolino tutto per te?

Quando il cielo è nuvoloso oppure piove, scrivo sdraiato sul letto della mia stanzetta, con la porta chiusa a chiave e una fornitura infinita di tappi auricolari di cera sul comodino. Quando il cielo è sereno (non importa la stagione) vado in un angolino segreto di mare, così selvaggio e pericoloso che per arrivarci devo calarmi con una corda, rischiando di spaccarmi la testa e perfino di morire. È il mio posticino di pace, un luogo incontaminato dove non c’è traccia di altri esseri umani. Però non sono mai da solo, attorno a me (a volte anche sopra di me) infatti ci sono tantissimi animaletti silenziosi: granchi, murici, ricci, patelle, pomodori di mare, meduse e pesci di varie specie.

Quanto tempo impieghi per scrivere un romanzo?

Un mese circa per il progetto, dai sette ai nove mesi per scrivere il romanzo. Poi inizia una lunga serie di revisioni, a distanza di mesi o di anni una dall’altra.

C’è un genere che non vorresti mai scrivere o che pensi di non riuscire a scrivere?

Non mi piacciono i polizieschi, i gialli, i noir e gli storici. Non voglio scriverli, non voglio, non voglio!

Hai una writing routine particolare? Se sì cosa fai?

La mia vita è una routine, faccio tutto seguendo orari e regolette ben precisi. Per quanto riguarda la scrittura (che non è soltanto scrivere, ma anche documentarmi, studiare, leggere, pensare e progettare), inizio all’alba e stacco per pranzare e fare un sonnellino, poi riprendo nel pomeriggio per un totale di otto ore giornaliere. Naturalmente, ciò mi è possibile nei giorni in cui non ho altri impegni (cioè quasi sempre, visto che ho deciso di non sposarmi e non avere figli in modo da dedicarmi completamente alla mia passione).

Hai mai avuto il blocco dello scrittore e nel caso come l’hai superato?

Io sostengo da anni che il blocco dello scrittore non esiste. È impossibile che uno scrittore si blocchi se ha progettato in ogni dettaglio la propria storia prima di iniziare a scriverla.

Io mi blocco volontariamente quando sto male, perché il dolore andrebbe a influire negativamente sulla qualità della scrittura, quindi preferisco attendere di stare bene per scrivere al mio livello massimo.

Cosa provi mentre scrivi i tuoi romanzi?

Mi immergo così a fondo nel lavoro che mi dimentico di tutto il resto. Quando scrivo, i miei sentimenti spariscono, io sparisco, esiste soltanto la mia storia con i suoi personaggi.

Ci sono sicuramente autori ed autrici che in qualche modo hanno influenzato il tuo stile, quali sono?

Quando ho scritto il mio primo romanzo, ero molto influenzato da Stephen King. Non avevo ancora studiato la progettazione delle storie e scrivevo senza una linea ben definita da seguire. Improvvisavo. Il Maestro del Terrore era la mia unica guida.

Da qualche anno mi sono creato un mio stile personale, nessuno mi influenza più, a parte me stesso.

Parlaci del tuo percorso da esordiente, tutto quello che hai fatto per arrivare alla pubblicazione.

All’inizio ho avuto fretta, mi sentivo pressato dalla mia famiglia e dalle circostanze, dovevo dimostrare che ero in grado di pubblicare con un vero editore, uno di quelli che non chiedono soldi e non imbrogliano gli autori. Se non ci fossi riuscito, il mio percorso di scrittore si sarebbe concluso al primo tentativo, e ora probabilmente sarei un parrucchiere triste e frustrato oppure un mucchietto di ossa dentro una cassa di legno. Quindi ho inviato il manoscritto a una decina di case editrici scelte a casaccio da una lista di editori free, accettando la proposta migliore tra quelle che avevo ricevuto. Ma, anche se adesso non ne sono soddisfatto, il mio primo romanzo mi ha dato la possibilità di continuare a coltivare la mia passione.

Ora, grazie soprattutto ai forum di scrittura e alle persone stupende che vi si trovano, ho compreso il funzionamento dell’editoria e posso scegliere con cura e con calma gli editori ai quali proporre i miei lavori.

Pubblichi con casa editrice o in Self? 

Pubblico esclusivamente con case editrici. Le studio per mesi, anche per anni, studio il loro modo di lavorare, i loro siti,  il loro catalogo, i generi che pubblicano, mi accerto che abbiano una buona distribuzione e che facciano un’attenta promozione. Leggo sui forum le opinioni di chi ha già lavorato con loro e mi accerto che non pubblichino un milione di libri al mese.

Il self invece non mi piace. Chiunque può pubblicare in self, senza passare alcuna selezione. Di certo ci saranno anche opere ottime tra quelle autopubblicate, ma io non ne ho mai lette e mai ne leggerò.

Nelle tue storie c’è un messaggio di fondo? Qualcosa che vorresti trasmettere a chi legge i tuoi libri?

Il mio primo obiettivo è quello di divertire il lettore, ma c’è sempre un messaggio di fondo, a volte più di uno.

Preferisci cartaceo o ebook?

Amo il cartaceo, perché mi consente di immergermi totalmente nella storia. L’ebook mi stanca, tenere in mano un dispositivo elettronico acceso mi stressa. Se per esempio leggo lo stesso libro nei due formati, per il cartaceo impiego al massimo una settimana a finirlo, per il digitale mi ci vuole come minimo un mese. E poi, sinceramente, che cosa ho in mano quando compro un ebook? Il nulla. Invece il cartaceo, anche se costa un po’ di più, posso poggiarlo sul comodino, infilarlo sotto le coperte, lasciarlo cadere sul pavimento, baciarlo, morderlo…

Genere preferito da lettore?

La bizarro fiction.

Autore preferito?

Carlton Mellick III.

Se dovessi trovarti su un’isola deserta e potessi portarti solamente tre libri, quali sceglieresti e perchè?

Ne porterei soltanto uno, la Bibbia, l’unico libro che non mi stanco mai di rileggere.

Perché? Perché Dio è sempre presente nelle mie giornate e la Sua Parola mi fa guardare al futuro con occhi e cuore pieni di gioia.

Personaggio preferito? (in generale dei libri che hai letto, quello che ti ha più colpito per carisma, fascino, coinvolgimento)

Marv Pushkin di “Aiuto! Un orso mi sta mangiando!” scritto da Mykle Hansen.

È un personaggio narcisista, egocentrico e megalomane, che odia tutto e tutti, ma è impossibile non amarlo. Ho riso e tifato per lui dalla prima all’ultima pagina.

Futuri progetti in campo editoriale?

Sto scrivendo un nuovo romanzo per ragazzi, con molta calma perché ho pubblicato tre libri negli ultimi sei mesi e sono già troppi.

Ah, nel cassetto intanto ho altri romanzi e racconti inediti, finiti e revisionati, che attendono il momento giusto per saltare fuori.

Hai qualche consiglio per chi si sta affacciando adesso in questo settore o vorrebbe provare a “buttarsi”?

Fuggite lontano dagli editori a pagamento. Iscrivetevi ai forum di scrittura, ascoltate i consigli di chi ha già pubblicato e di chi conosce a fondo l’editoria. Non abbiate fretta. Ricordate che è meglio ricevere un no da una casa editrice che lavora bene, piuttosto che avere un sì da un editore che si scorderà di voi dopo aver pubblicato il vostro libro. Nel secondo caso sarà come buttare nel cesso il vostro lavoro e le vostre speranze.

Passiamo ora a qualche domanda più specifica sul tuo libro.

Come nasce l’idea de Il genio raccomandato?

L’idea nasce da un fatto accaduto in un luogo vicino a dove vivo. Un ospedale cercava una figura professionale da inserire nel suo organico. Per quell’unico posto di lavoro disponibile sono state presentate centinaia di candidature e alla fine a spuntarla è stata l’unica persona tra quelle centinaia che non aveva i requisiti richiesti: il cosiddetto raccomandato. A quel punto mi è venuta l’idea di scrivere un romanzo su un raccomandato. E giacché io scrivo narrativa fantastica, ho scelto come protagonista un genio magico, un jinn, che si ritrova a dover esaudire i desideri degli uomini senza avere conseguito il fondamentale attestato di genio e senza avere quindi le capacità necessarie per svolgere un compito tanto delicato quanto rischioso.

Quanto tempo hai impiegato per scriverlo?

Un mese per il progetto e otto mesi per la prima stesura, quindi l’ho partorito in nove mesi. Questo, però, senza tenere in considerazione le molteplici revisioni, almeno dieci, effettuate a distanza di mesi e anni dalla conclusione del romanzo. La mie regola è questa: se non è perfetto, non esce dal cassetto.

Come nascono i personaggi del tuo libro?

Nascono dalla mia fantasia. Questo è il mio libro più lungo e allo stesso tempo quello con il maggior numero di personaggi. Ho voluto creare un genio buffo, divertente e sensibile, un genio come non ne avevo mai visti in film, cartoni animati, romanzi o barzellette. Poi ci sono le persone, gli abitanti del villaggio, che sono quaranta: ogni persona ha caratteristiche e problemi differenti rispetto alle altre ed esprime un desiderio diverso rispetto agli altri. Ci sono anche altre creature…

Come sei entrato in contatto con Sága?

Grazie a Alessandra Micheli, una persona straordinaria, una delle blogger letterarie migliori d’Italia, un vulcano che dietro la sua esplosività nasconde un cuore gentile. In passato aveva recensito alcuni miei lavori ed eravamo rimasti in contatto. Quando mi ha detto di essere entrata a far parte di questa nuova casa editrice e mi ha chiesto se avessi qualche lavoro da proporle, non ci ho pensato un attimo: ho tirato fuori dal cassetto “Il genio raccomandato” e gliel’ho presentato.

Come giudichi la tua esperienza con questa casa editrice?

Mi trovo alla grande. Avevo avuto modo di conoscere già l’editrice Giulia e sapevo quanto fosse precisa e preparata. L’illustratrice Barbara ha creato una copertina favolosa. È una casa editrice composta da sole donne, guerriere, professioniste serie.

Hai in programma altri progetti con Sága?

Per il momento no, dato che il mio libro è uscito da meno di un mese e visto che lavoro anche con altri due editori. Ma in futuro, quando un giorno riapriranno le selezioni, potrei di certo proporre qualcos’altro.

C’è un messaggio particolare che vuoi far passare con il tuo libro?

Il messaggio è quello di trovare gioia nelle piccole cose. Spesso bramiamo ricchezza e non sappiamo accontentarci, alimentando tristezza e insoddisfazione. Invece, secondo me, molte volte abbiamo la felicità sotto mano, sotto ai nostri occhi, e non ce ne rendiamo conto.

Il genio raccomandato

Titolo: Il genio raccomandato

Anno di uscita: 2022

Casa Editrice : Saga edizioni

Trama

Anno 2722, la Terra è ridotta male. Le guerre e i disastri ambientali causati dall’uomo hanno reso il pianeta un luogo ostile. Le foreste sono ormai un ricordo lontano e il deserto ha inghiottito tre quarti delle terre emerse. I pochi ricchi si sono impossessati delle città rimaste ancora in piedi e i numerosi poveri sono stati costretti a spostarsi in villaggi isolati.

La Terra è molto cambiata, ma le persone sono rimaste le stesse, con i loro difetti e i loro vizi e le loro ambizioni.
Nuco, un genio un po’ tonto che non riesce a superare l’esame finale del corso di magia, viene mandato a Mukande, come genio del deserto, grazie a suo padre, il capo dei geni.

Entro tre giorni dovrà esaudire quaranta desideri, oppure dovrà pulire i gabinetti dei geni per il resto della vita.

La magia di Nuco, però, non si lascia controllare facilmente e fa sempre un po’ quello che vuole… riuscirà la parola magica scelta dal giovane genio a esaudire le richieste degli abitanti di Mukande?

Link per acquistare il Libro

Qui sotto trovate il link per acquistare il libro!