Michele Rocchetta – Primavera del Tarassaco

Bentornati alla rubrica settimanale con le interviste ad Autori e Autrici emergenti.

Da questa settimana l’incontro del nostro “Caffè Letterario”, si sposta di domenica e oggi abbiamo il piacere di avere con noi Michele Rocchetta che, con questa interessantissima intervista, ci parlerà un po’ della sua storia e del suo percorso come scrittore.

Andiamo subito al sodo e iniziamo con le presentazioni “ufficiali”, come prima cosa direi di iniziare con le presentazioni. Dicci come ti chiami e nel caso di un nome d’arte raccontaci come lo hai scelto e perché?

Ciao, mi chiamo Michele Rocchetta e pubblico con il mio nome vero perché si sappia a chi addebitare le eventuali responsabilità… 

Cosa posso offrirti per accompagnare la nostra chiacchierata? Caffè, Tè o Tisana? 

Un caffè, grazie. Ci sarebbe anche una pastina?

Come nasce la passione per la scrittura?

La scrittura è una sorta di magia, una trasmissione del pensiero. Io immagino una storia, dei personaggi e posso, attraverso la combinazione di segni grafici opportunamente organizzati, veicolare il mio pensiero a qualcuno che nemmeno conosco. Ma, attenzione, questo pensiero entrerà nella testa di un’altra persona e prenderà una forma diversa da quella che io ho immaginato. Per ogni lettore ci sarà una forma diversa. Come si fa a non rimanere affascinati da un potere del genere?

Cosa ti ha fatto dire “voglio scrivere un libro”?

In realtà, ci sono arrivato per gradi. Ho iniziato scrivendo racconti; poi le storie che immaginavo hanno cominciato a diventare più complesse, a esigere più spazio. Così, di volta in volta, sono aumentate le pagine, le trame hanno acquisito un respiro più ampio e la “forma” romanzo si è consolidata.

Quale genere scrivi e come mai ti sei approcciato a quel genere?

La risposta a questa domanda è quanto di più mutevole si possa immaginare. Qualche anno fa ti avrei detto: fantascienza.

Perché sono cresciuto a pane e SF. Semplificando un po’. Poi, con il tempo, all’interno del genere mi sono appassionato all’ucronia e alle storie di viaggi nel tempo, scrivendo qualche racconto e un paio di romanzi. Primavera del Tarassaco è un distopico. Ma ho scritto anche racconti umoristici e storici. Potrei dire che ora navigo a vista nel mondo del fantastico. Ma sto subendo il fascino del romanzo storico. Ci sto pensando…chissà!

Qual è la prima cosa che ricordi di aver scritto?

Tanto non ci sente nessuno, vero? Iniziai con un racconto dal titolo Driscat. Avevo una dozzina di anni (era quindi il Pleistocene) e scimmiottavo le trame dei cartoni Giap con i robottoni.

E qual è invece la cosa che più ti imbarazza di aver scritto? Quella che a rileggerla ti viene da dire “ma cosa accidenti ho scritto?”

Esattamente Driscat, di cui sopra. L’ho scritto con l’infantile illusione che se sai scrivere in italiano, allora puoi essere anche un narratore. Avevo ancora moltissimo da imparare. Anzitutto tenere a freno la presunzione.

Parliamo del tuo processo creativo. Come nascono le idee per i tuoi libri?

Leggendo.

Normalmente, mentre leggo romanzi o saggi, a un certo punto, una idea piccola si installa nella testa. Non me ne rendo conto fino a quando continua a presentarsi, nei momenti più imprevedibili della giornata. Io, che sono un narratore pigro, cerco di seppellirla, ma torna a emergere. Come far affondare un tappo di sughero in acqua, spingendolo con la punta di un dito. Hai presente? Il sughero torna sempre a emergere. Se questa idea non si stanca di essere “soffocata”, spinta a fondo, allora la prendo in considerazione. Da quel momento si inizia a lavorare. L’idea deve fare “gavetta”.

Plotter o Pantser? Ti piace avere tutti i dettagli sotto mano della storia prima di iniziare a scriverla oppure scrivi più “di pancia”?

Dettagli, scalette, diagrammi di flusso, mappe, carte geografiche, post it, schede dei personaggi. Adoro i piani ben riusciti (cit.) Sono un pianificatore. Avere tutto sotto controllo mi infonde sicurezza. Peccato che poi qualche deviazione imprevista si rende sempre necessaria.

Ma credo sia normale.

Scrivi a mano con quaderni, appunti, diari oppure direttamente al pc?

Direttamente al PC. Mentre le “scalette” le faccio a mano su un quadernone.

Ti piace ascoltare musica quando scrivi oppure preferisci il silenzio? In caso di musica, cosa ti piace ascoltare?

Oh, sì. Musica. Sempre. Ogni romanzo che ho scritto ha una sua colonna sonora.

Il mio primo romanzo, L’Ombra del Duce, è stato scritto ascoltando Dire Straits, Eric Clapton e Jethro Tull.

Extrema Ratio, il seguito de L’Ombra del Duce, ha avuto JJ Cale, ZZTop, Eagles, Blondie e, nelle fasi finali, ACDC, Deep Purple e Pink Floyd.

L’ultimo, il neonato Primavera del Tarassaco è nato e cresciuto a bagno nel blues.

C’è un posto preferito dove ti piace scrivere in un posto in particolare, diciamo un angolino tutto per te?

Dove capita e dove posso appoggiarmi. Ultimamente scrivo sul banco della postazione da modellismo statico che ho in casa. Ehm, sì, ho diversi vizi…

Quanto tempo impieghi per scrivere un romanzo?

Di norma, qualche anno. Sono pigro (l’ho già detto?). Il primo romanzo ho iniziato a scriverlo nel 2004 e, con tante pause in mezzo, l’ho pubblicato nel 2016. Il secondo ha impiegato solo quattro anni per venire alla luce.

Primavera del Tarassaco si è giovato del lockdown del 2020 e in due anni è arrivato alla pubblicazione. Sto diventando più svelto.

C’è un genere che non vorresti mai scrivere o che pensi di non riuscire a scrivere?

Mai dire mai!

Hai mai avuto il blocco dello scrittore e nel caso come l’hai superato?

Sempre. Lascio che la storia si prenda il suo tempo. Non la forzo. Penso ad altro. Poi, all’improvviso la narrazione parte. E io dietro…

Se non riparte da sola, allora non vale la pena, per me.

Cosa provi mentre scrivi i tuoi romanzi?

L’entusiasmo di avere una storia che mi piace da raccontare. Il divertimento di far collimare tutti gli elementi al meglio. La frustrazione di essere così lento a scrivere alla tastiera… le idee, in certi casi, vanno veloci e le dita sono in affanno.

Ci sono sicuramente autori ed autrici che in qualche modo hanno influenzato il tuo stile, quali sono?

Sullo stile, non saprei. Probabilmente i lettori sono più indicati a dare risposta a questa domanda. Ci sono autori che amo e che ho amato e si quali torno, periodicamente. Quattro su tutti: Eco, Asimov, Turtledove e Gerald Durrell.

Parlaci del tuo percorso da esordiente, tutto quello che hai fatto per arrivare alla pubblicazione.

In principio fu Driscat. Poi anni di buio e penitenza.

Quindi, ho avuto la fortuna di incappare in un sito, forum, che si chiamava Leggendo Scrivendo, dove, cospargendomi il capo di cenere, ho cercato di imparare da autori ben più capaci di me, l’arte di narrare. Piano piano le mie competenze sono aumentate e i racconti che ci scambiavamo, all’interno di un piano di esercitazioni comuni, sono migliorati. Ho imparato a gestire le critiche. Quando ho scritto il primo romanzo… è finito nel cassetto. L’incontro fortuito con l’editore Epoké è stata la svolta. Cercavano un romanzo per inaugurare la collana di narrativa e mi sono proposto.

L’Ombra del Duce, che in origine si intitolava Signa Inferre, è piaciuto al valutatore.

Così ho esordito.

Pubblichi con casa editrice o in Self? In caso di Self cosa ti ha portato verso questa scelta?

Casa editrice. Cercando di volta in volta, quella adatta alla storia che ho scritto. Ogni CE ha la propria linea editoriale e va rispettata.

Nelle tue storie c’è un messaggio di fondo? Qualcosa che vorresti trasmettere a chi legge i tuoi libri?

Penso di sì. Ma ho capito che il messaggio dipenda soprattutto dal lettore, il quale individua nelle storie dei messaggi, delle morali, che nemmeno io mi rendevo conto di aver inserito nella narrazione. Quando scrivo non voglio insegnare nulla a nessuno, non ho intenti pedagogici.

Però, capita che, inconsapevolmente, inserisco elementi che possono o meno emergere se toccano sensibilità assonanti di alcuni lettori. Questo è il genere di magia che scatta, in certi casi.

Preferisci cartaceo o ebook?

Indifferente, sia da lettore, sia da scrittore. É importante che ci sia la possibilità di scegliere e che l’offerta non escluda alcun lettore.

Genere preferito da lettore?

Fantascienza (in tutti i suoi sottogeneri), romanzo storico, letteratura umoristica, narrativa di viaggio, fantasy. Questo, in generale, ma non ho particolari preclusioni, se la trama mi incuriosisce e il testo è ben scritto.

Autore preferito?

Non c’è.

Se dovessi trovarti su un’isola deserta e potessi portarti solamente tre libri, quali sceglieresti e perché?

Faccio davvero molta fatica a identificare tre romanzi così imprescindibili. Ma proviamo:

Il Pendolo di Foucault di Eco. Perché ci sono così tante sottotrame da essere sempre una scoperta.

Poi La mia Famiglia e altri Animali di G. Durrell, perché è una lettura che mi rasserena sempre.

Poi L’isola Misteriosa di Verne…Come ispirazione. Sono su un’isola deserta, no?

Personaggio preferito? (in generale dei libri che hai letto, quello che ti ha più colpito per carisma, fascino, coinvolgimento)

Nemo (non il pesce) il Capitano. Il personaggio più profondo mai creato da Verne

Futuri progetti in campo editoriale?

Top Secret

Hai qualche consiglio per chi si sta affacciando adesso in questo settore o vorrebbe provare a “buttarsi”?

Non credo di essere nella posizione per poter consigliare. Posso solo dire come mi sono posto io, senza pretesa di farne una regola. Consiglierei di leggere tantissimo, di mettersi alla prova con concorsi (seri) e trovare critici spietati e disinteressati. Non offendersi mai se il proprio lavoro non piace a tutti. Voi non siete quello che scrivete.

Parliamo adesso più nello specifico del tuo libro e del tuo rapporto con Saga.

Come nasce l’idea de la Primavera del Tarassaco?

L’innesco è dato dalla lettura di un saggio di Rifkin: A un certo punto mi sono domandato: se mancasse l’energia elettrica, per sempre e ovunque, cosa succederebbe? Da lì ho iniziato a rimuginare e a ipotizzare.

Mentre ero intento a architettare la storia, mi si è “palesato” Dario, il protagonista, ed è stato quasi lui a suggerirmi dove avrei dovuto andare a parare. Ne sa una più del diavolo, quell’uomo.

Come nascono i personaggi del tuo libro?

Scrivo la scaletta della trama e individuo i punti nei quali deve essere sostenuta dai personaggi. A quel punto comincio a immaginarli.

Apro un elenco del telefono e trovo i nomi.

Il protagonista del mio primo romanzo deve il proprio cognome a una nota azienda di infissi bolognese…

Decido la loro professione, formazione, estrazione sociale, carattere, storia familiare.

Poi limo gli spigoli nel corso della narrazione, in base elle evoluzioni che devono fare.

Come sei entrato in contatto con Saga?

Alessandra Micheli ha avuto la bontà di recensire sul suo blog Les Fleures du Mal i miei primi due romanzi. Abbiamo chiacchierato. Ho letto molte sue recensioni, Ho ascoltato le sue interviste. Quando Primavera del Tarassaco è stata pronta mi è venuto spontaneo proporlo a lei. Saga era nata da poco.

Come giudichi la tua esperienza con questa casa editrice?

Siamo agli inizi, ma mi pare una bellissima realtà, Il fatto che sia una CE tutta al femminile mi pare un plus evidente. Sono tutte professioniste serie che si divertono da matti. E dove ci si diverte si fanno cose buone.

Hai in programma altri progetti con Saga?

Per ora nulla. Anzitutto, devo evitare di farmi cacciare a pedate. Poi si vedrà. Come detto, mai dire mai.

C’è un messaggio particolare che vuoi far passare con il tuo libro?

Credo che leggere debba essere un Divertimento. Il mio intento e quello di portare il lettore a divertirsi, scorrendo le pagine, così come è capitato a me nello scriverle. Se così è, cari lettori, cosa vi trattiene da regalarne delle copie in giro?

Equivale a regalare buonumore!

Primavera del Tarassaco

Titolo: Primavera del Tarassaco

Anno di uscita: 2022

Casa Editrice : Saga Edizioni

Trama

Prossimo futuro.

Primavera del Tarassaco è il nome in codice di un attentato terroristico globale molto particolare. In seguito a questo evento il Mondo si troverà a dover convivere con la sparizione di ogni forma di idrocarburo e derivati, con il conseguente collasso tecnologico, a cui farà seguito quello sociale e istituzionale.

Il romanzo segue le avventure, le difficoltà e le sfide che un piccolo gruppo di persone dovrà affrontare per sopravvivere alla barbarie che si diffonde a macchia d’olio.

Attorno a questo primo nucleo, guidato dal protagonista, Dario, si formerà una comunità che troverà rifugio e punto di riferimento nel castello della Rocchetta Mattei (realmente esistente, si trova con una googolata).

La storia, ambientata attorno a Bologna e, in gran parte, nella valle appenninica del fiume Reno, abbraccia il primo anno successivo alla Primavera del Tarassaco.

I personaggi sono quasi tutti persone normali, senza particolari doti o competenze, che tentano di adattarsi e sopravvivere in questo nuovo mondo, senza perdere di vista la propria umanità e lottando per non derogare ai propri principi morali di equità e libertà.

Dario, però, sembra nascondere un segreto…

 

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