Antonio Gesuele – Invisible Bank

È di nuovo sabato ed è di nuovo l’ora dell’appuntamento con gli autori emergenti.

Oggi nel  nostro “Caffè Letterario” abbiamo il piacere di ospitare Antonio Gesuele, che ci parlerà un po’ della sua storia e del suo percorso come scrittore.

Perciò non perdiamo altro tempo e lasciamo a lui la parola.

Cosa posso offrirti per iniziare la nostra chiacchierata Antonio?

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Da buon napoletano scelgo il caffè, magari ne lascio anche uno sospeso per il prossimo autore intervistato. 

Come nasce la passione per la scrittura?

Ovviamente dalla lettura, mi piacciono tutti i generi e sono alla continua ricerca di un libro che mi rispecchi in qualche modo. Probabilmente è per questo che ho cominciato a scrivere. 

Cosa ti ha fatto dire “voglio scrivere un libro”?

Perché avevo qualcosa da dire, oltre ad essere un thriller, Invisible bank è anche un modo tutto mio per denunciare questa società gestita dal denaro, non esistono giusto e sbagliato ma solo azioni volte all’interesse personale. Vorrei trasmettere al mio lettore ideale che la vita è fatta di cose semplici ma spesso ci perdiamo nel seguire cose superflue. Basta poco per essere felici. 

Quale genere scrivi e come mai ti sei approcciato a quel genere?

Scrivo thriller, ma in futuro mi piacerebbe scrivere anche qualcosa di comico. Cerco di non essere scontato e questi due generi in particolare funzionano solo se riesci a sorprendere il lettore. 

Parliamo del tuo processo creativo. Come nascono le idee per i tuoi libri?

Mi limito a vivere normalmente e cerco di fare esperienze nuove, ovviamente il tutto accompagnato dalla lettura. Non sono io a cercare le idee, sono loro a trovare me, io cerco solo di essere predisposto verso le nuove opportunità. 

Plotter o Pantser? Ti piace avere tutti i dettagli sotto mano della storia prima di iniziare a scriverla oppure scrivi più “di pancia”?

Scrivo di pancia, poi magari rivedo il testo e penso “cosa accidenti ho scritto?”. Ma in questo modo cerco di non perdere di vista la mia visione iniziale della scena che sto descrivendo. 

Scrivi a mano con quaderni, appunti, diari oppure direttamente al pc?

Dove capita, di solito sul cellulare oppure su un taccuino che ho sempre a portata di mano. 

Ti piace ascoltare musica quando scrivi oppure preferisci il silenzio?

Preferisco il sottofondo della natura, mi aiuta a dialogare meglio con me stesso. 

Quanto tempo impieghi per scrivere un romanzo?

Per il primo ci ho messo tre anni, ma era per me stesso, non volevo pubblicarlo. Penso comunque che sia più importante badare alla qualità che alla quantità. 

Cosa provi mentre scrivi i tuoi romanzi?

Mi emoziono ed immagino di essere un mio lettore, in particolare quando ho intuizioni a mio parere brillanti. 

Parlaci del tuo percorso da esordiente, tutto quello che hai fatto per arrivare alla pubblicazione.

All’inizio ero molto disinformato ed ho pubblicato in self un testo non corretto e non editato. Per fortuna mi sono imbattuto in Blitos, la mia casa editrice che ha valorizzato il mio lavoro. 

Nelle tue storie c’è un messaggio di fondo? Qualcosa che vorresti trasmettere a chi legge i tuoi libri?

Si, che non dobbiamo farci incantare dai valori che questa società ci impone, i soldi ed il successo senza fatica non portano a nulla, dobbiamo piuttosto ritrovare noi stessi se vogliamo essere felici. Accertarci per quello che siamo e cogliere il lato positivo da ogni cosa sono le basi per essere felici. 

Preferisci cartaceo o ebook?

Cartaceo, anche se l’ebook non è male. 

Se dovessi trovarti su un’isola deserta e potessi portarti solamente tre libri, quali sceglieresti e perchè?

Il primo sarebbe sicuramente “come sopravvivere in un’isola deserta con tre libri”. Scherzi a parte, penso che porterei di sicuro tre libri che non ho letto ma che vorrei leggere: l’ultimo di game of thrones; la canzone di Achille; ed Agnese di Mariagrazia Russo, una scrittrice emergente di Blitos molto brava (ho letto il suo primo libro, Laura, e devo dire che mi è piaciuto molto). 

Personaggio preferito?

Ne scelgo due per lo stesso motivo: Jean Valjean de”I Miserabili” e Mattia Pascal di Pirandello. Di entrambi mi piace l’evoluzione che hanno nel corso della storia e cerco di riproporla nei miei personaggi. 

Futuri progetti in campo editoriale?

Sto scrivendo un nuovo libro legato ad Invisible Bank, poi mi piacerebbe virare verso un genere più “leggero” come quello comico. 

Hai qualche consiglio per chi si sta affacciando adesso in questo settore o vorrebbe provare a “buttarsi”?

Guarda dentro di te e tira fuori il messaggio che vuoi comunicare al mondo. 

Invisible Bank. Quanto vale la tua vita?

Titolo: Invisible Bank. Quanto vale la tua vita?

Anno di uscita: 2021

Casa Editrice : Blitos edizioni

Trama

L’Invisible Bank è un istituto di credito che premia gli omicidi, i possessori di questo conto, infatti, ricevono il totale di quello che la vittima avrebbe guadagnato nel resto della sua vita. Alex, un ragazzo normalissimo, ne entra per caso in possesso e decide di vendicarsi dei torti subiti, cambiando così radicalmente vita e personalità. L’altra storia, in parallelo, parla di due amici, Mark, bello e brillante; Patrick, autistico ma geniale. I due si indebitano con la mafia per intraprendere la carriera politica e fare della Gran Bretagna la prima nazione al mondo ad usare totalmente le cripto valute. 

Curiosità sui personaggi

Per la creazione di Patrick mi ha aiutato molto mia moglie Anna, logopedista di professione, attraverso questo personaggio cerco di trasmettere alcune caratteristiche che riguardano gli autistici ad alto funzionamento, con le loro isole di competenza eccezionali, in contrasto con comportamenti talvolta infantili. 

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