Marco Quaranta

Il sabato è il giorno della settimana che preferisco, il momento in cui incontriamo un nuovo autore o autrice Emergente.

Oggi a farci compagnia per un po’ nel nostro caffè letterario abbiamo Marco Quaranta, che ci racconterà qualcosa di sé e del suo libro di esordio. 

Perciò, senza ulteriori indugi, andiamo a conoscere Marco.

Benvenuto nel nostro Caffè, cosa posso offrirti per cominciare la chiacchierata?

Dipende da cosa la tua dispensa offre, comunque potendo scegliere… mmmhhh … direi o una tisana ai frutti rossi o un buon early grey 

E tisana ai frutti rossi sia, la mia preferita. Come nasce la passione per la scrittura?

Difficile da dire, scribbacchio da sempre. Il primo ricordo che ho di una storia è databile alla terza o quarta elementare: la mia maestra, Anna che saluto con affetto, ci faceva fare dei collage con immagini e figure ritagliate da riviste, giornali e fumetti. In un’occasione una compagna di scuola apprezzò molto il mio lavoro paragonandolo a un film… in quel momento è scattato qualcosa, non so cosa ma se oggi devo pensare a quando è nata questa passione penso sempre a quel collage. La scrittura l’ho scoperta molto più tardi durante la scuola di teatro. Per me non è importante scrivere ma raccontare storie, narrare le vicende che coinvolgono i personaggi che affollano la mia mente. Non uso i miei testi come cura e quindi non sono autobiografico, i miei personaggi portano con loro tutto e niente di me stesso; è chiaro che nascono dalla mia fantasia e per forza di cose hanno un loro ruolo all’interno del racconto e sono portatori di una caratteristica che ne rivendica l’esistenza, ma poi… durante lo svilupparsi della trama tendono a cambiare… a crescere acquisendo connotazioni che magari io non avevo neanche immaginato.

Cosa ti ha fatto dire “voglio scrivere un libro”?

Niente! Perché scrivere un libro è veramente una rottura… bisogna rispettare tante regole, editoriali. Confrontarsi con un mondo che ha poco a che fare con l’arte di scrivere. Io racconto storie. Scrivere un libro è un’esigenza dettata dalla voglia dei personaggi di prendere vita anche fuori dal loro autore.

Quale genere scrivi e come mai ti sei approcciato a quel genere?

Attualmente scrivo romanzi storici. Ma in precedenza ho scritto molti adattamenti teatrali e diverse mie commedie, una delle quali ho portato in scena anch’io le altre hanno avuto il battesimo del pubblico grazie ad altri attori e attrici. Ho sempre scritto per tenermi in allenamento; lavorando mi sono accorto che il mio modo di scrivere e parlare veniva influenzato dal linguaggio tecnico che in quel momento utilizzavo. Nel 2017 una serie di studi mi hanno portato a conoscere Marco Orazio e Lucia Caisidia due personaggi del mio primo romanzo e la loro voglia di emergere e diventare vivi non solo dentro la mia testa. 

Qual è la prima cosa che ricordi di aver scritto?

Oltre a quanto già detto per i miei collage. A quattordici anni mio padre decise di farmi un regalo e mi chiese cosa vuoi un motorino come i tuoi amici o un computer? Io non potevo dire altro che il PC e per esercitarmi ad usarlo scrivevo: prendevo spunto dalle pubblicità, le riscrivevo e poi le trasformavo in racconti.

A diciannove anni scrissi la mia prima commedia ispirata a un sogno di mezz’estate di William Shakepeare. Direi che la lista è lunga. La verità è che mi hanno sempre detto che non sapevo scrivere in italiano e quindi ho sempre tenuta nascosta questa passione. Ma oggi ho capito che non ero io a non saper scrivere, ma non sapevo redigere ciò che gli altri volevano, sapevo solo scrivere ciò volevo io. Oggi l’ho capito. Probabilmente era un problema legato a una forma di DSA o di dislessia che non mi è mai stata diagnosticata e che ho dovuto affrontare da solo.

E qual è invece la cosa che più ti imbarazza di aver scritto? Quella che a rileggerla ti viene da dire “ma cosa accidenti ho scritto?”

Non mi piace descrivere scene di sesso; non le trovo utili ai miei racconti. Tutto ciò che scrivo è in funzione della narrazione degli eventi e tutto ciò che non considero essenziale tendo a non portarlo in scena. Difficilmente mi capita di dire “ma cosa diavolo ho scritto”, più che altro può uscirmi “Questa str@♪z@ta la butto via”. Anche quando, nei dialoghi, uso linguaggi pesanti e volgari sono sempre ed esclusivamente legati al contesto e al personaggio.

Parliamo del tuo processo creativo. Come nascono le idee per i tuoi libri?

Prima delle idee costruisco i personaggi in maniera molto dettagliata e dopo li uniscono al canovaccio della trama sviluppando situazioni e intreccio che segue il tracciato originario ma vive di vita propria. Capita che alcune scene siano dettate dall’utilizzo di un termine che durante la lettura di una rivista, un quotidiano o un libro prende possesso della mia attenzione finché non trovo il modo di utilizzarlo; delle volte sfogo questi miei pallini e così scrivo delle scene isolate solo per utilizzare idee e termini, per sviluppare scene che m’intrigano e lasciarle decantare in un racconto che poco hanno a che fare con i miei romanzi. Alcuni diventano progetti per il futuro, altri vengono cannibalizzati in altri racconti e altre non vedranno mai la luce. Io non scrivo mai un solo testo alla volta, ma ho miriadi di idee e ogni cosa potrebbe ispirarmi, magari mentre sono in attesa per una visita o alla guida, oppure ascoltando musica… insomma ogni cosa potrebbe farmi scattare una nuova idea.

Plotter o Pantser? Ti piace avere tutti i dettagli sotto mano della storia prima di iniziare a scriverla oppure scrivi più “di pancia”?

Una via di mezzo! Scrivendo romanzi storici non posso permettermi di scrivere di pancia ma capita che in alcune occasioni rovescio sul foglio fiumi di parole, in piena apnea perché sono totalmente immerso nel racconto, che deve rispettare dei dettati molto precisi perché i lettori di questo genere sono molto esigenti. Nonostante il grande lavoro di studio, approfondimenti e controlli… qualche errore scappa sempre, anche perché le tracce storiche sono in continua evoluzione. L’archeologia ogni giorno fa nuove scoperte e rivede ciò che ieri era una verità certa. Pensiamo al film Eagle che è stato molto contestato perché non coerente con la storia, ma la storia come la conosciamo noi oggi. Infatti il film è una trasposizione di un romanzo degli anni 50 quando si raccontava che gli eventi accaduti in Britannia fossero diversi da quelli che possiamo studiare nel 2021. 

Scrivi a mano con quaderni, appunti, diari oppure direttamente al pc?

Principalmente scrivo utilizzando il mio tablet per il mio testo, ma non disdico gli altri strumenti per prendere appunti ovunque sono. Amo scrivere usando la carta, ma oggi è diventato molto faticoso. I miei parenti mi regalano quaderni per prendere appunti! Un giorno durante una visita di mia moglie ero fermo su una sedia e osservavo la dottoressa che conduceva il colloquio, bè quella donna mi ispirò. Non potevo prendere il mio quaderno degli appunti e scrivere, tanto meno cellulare o altro; la mia compagna non me lo avrebbe mai perdonato ma quel personaggio voleva nascere proprio in quel momento, così ho preso un paio di fogli dalla cartellina che avevo con i documenti delle visite passate, lì ho girati e lì dato alla luce il magazziniere. Quando la mia compagna se ne accorta, diverse visite dopo, non sono stati bei momenti . Vorrebbe tanto capire cosa scatta nella mia testa.

Ti piace ascoltare musica quando scrivi oppure preferisci il silenzio? In caso di musica, cosa ti piace ascoltare?

Dipende dallo stato d’animo e da ciò che devo scrivere. Mi piace un po’ tutta la musica, ultimamente ascolto molto Maneskin, Ultimo, Shoubert, ACDC, Litfiba… amo Venditti, Baglioni, De Gregori, Concato, Zero, Mannoia, Vasco, Offspring, Elio e le Storie tese, Metallica, Rolling Stone, Red Hot Chilli Pepper… un po’ tutto.

C’è un posto preferito dove ti piace scrivere in un posto in particolare, diciamo un angolino tutto per te?

Da dove posso vedere l’orizzonte. Il mio terrazzo si presta benissimo mi permette di vede un paesaggio che si estende fino al tramonto.

Quanto tempo impieghi per scrivere un romanzo?

Roma versus Veio: il duello mortale ci sono voluti circa 18 mesi, anche il secondo ha richiesto, all’incirca, lo stesso tempo.

C’è un genere che non vorresti mai scrivere o che pensi di non riuscire a scrivere?

Saggistica, Horror e Rosa, non attirano la mia attenzione anche se ultimamente ho letto un Romanzo di Ilaria Mann che ho trovato interessante, anche un altro romance che ho letto ultimamente l’ho trovato interessante… era di Marian Florian

Hai una writing routine particolare? Se sì cosa fai?

No tendo a rileggere le schede personaggio e i canovacci originari nei momenti di riflessione.

Hai mai avuto il blocco dello scrittore e nel caso come l’hai superato?

Si! Mi sono dedicato ad altro. Una volta ho iniziato a studiare un personaggio per un giallo partendo dalla voglia di sviluppare il sentimento della nostalgia. Un progetto che è lì da una parte in attesa di vedere la luce.

Cosa provi mentre scrivi i tuoi romanzi?

Non penso a me quando scrivo, mi concentro nella catarsi con i personaggi. Gongolo dopo quando inizio la rilettura e correzione dei miei testi, quello è il momento più piacevole ed egoistico che mi concedo nella produzione dei miei romanzi.

Ci sono sicuramente autori ed autrici che in qualche modo hanno influenzato il tuo stile, quali sono?

Si, certo. Nel genere storico ci sono dei mostri sacri. In alcuni casi mi hanno condizionato insegnandomi a non scrivere come loro. Sono bravi ma scrivono secondo il loro stile io ho il mio.

Parlaci del tuo percorso da esordiente, tutto quello che hai fatto per arrivare alla pubblicazione.

La pubblicazione è stata un inferno. Nel giugno del 2019 ho contattato direttamente una grande casa editrice, alla quale ho inviato il mio romanzo. (mi viene naturale chiamarlo manoscritto, ma non l’ho scritto a mano ). Poi nel settembre del 2019 quando ho iniziato a presentare il mio testo anche ad altri editori, scoprendo un mondo nuovo pieno di squali. Io ho approcciato al mondo dell’editoria da vero neofita, da chi non ne sapeva niente di niente, ma venendo dal mondo del teatro ho cercato un agente letterario attraverso le conoscenze che avevo, senza riuscire a trovarne nessuno attendibile. Allora sono andato a Libri Liberi insieme al mio amico Marco D.G. (il mio primo lettore in assoluto, anzi il mio lettore ZERO come a lui piace essere definito) e abbiamo iniziato a girare per tutti gli stand. Abbiamo preso la lista degli editori, la cartina dell’esposizione e abbiamo studiato un percorso per vederli tutti. Lì abbiamo individuato quali case editrici presentassero libri storici. Durante quella giornata ho lasciato una ventina di sinossi e biografie. Poi tornato a casa ho iniziato a cercare su internet case che pubblicassero il mio stesso genere. Entravo nelle librerie per studiare gli scaffali dedicati ai romanzi storici e scrivere tutte le case editrici del settore. In tutto avrò mandato duecento mail di presentazione. Un lavoro madornale, che non mi soddisfaceva. Sentivo che non era la strada giusta. Anche perché i pochi ritorni che riuscivo a ottenere ponevano l’accento su degli errori che per uno come me che non conosce il campo dell’editoria sembravano banali. Mi dicevo “va be ma per questo c’è l’editing”. No non era così. Così ho fatto una nuova inversione di marcia. 

Ho raccolto tutte le critiche e i consigli ricevuti durante quel periodo e mi sono fermato a riflettere. Ripeto avevo la sensazione che ci fosse qualcosa di sbagliato. Anzitutto devo dire che in quel periodo ho ricevuto diverse offerte per pubblicare. Chiariamo ho scartato a priori quelle a pagamento, non potevo pensare di dover pagare per una cosa che è l’attività imprenditoriale di altri. Il fatto che mi chiedessero soldi mi ha fatto pensare che non fossero dei bravi venditori, io voglio partecipare alla promozione del mio libro non finanziarla senza avere un piano marketing adeguato. Se devo fare tutto io e sostenere anche il peso economico. Mi sono detto “Beh! Allora pubblico in self”, ma non era quello il mio obiettivo io volevo una buona Casa editrice. Durante il confronto con una CE in particolare, con la quale stavo per pubblicare a marzo del 2020, mi sono reso conto che il mondo dell’editoria non è ne bello e ne simpatico ma è marketing. Devo ringraziare Alfredo per i consigli che mi ha dato anche se non sarà la sua azienda a raccoglierne i frutti. 

Così ho ripreso il mio romanzo e ho fatto le mie correzioni al testo con un nuovo percorso chiaro in testa e delle domande che ossessivamente pulsavano nella mente “Se ci sono errori che per alcuni rendono il testo non adatto alla pubblicazione” “Se ci sono errori che hanno portato alcuni a garantirmi la pubblicazione solo dopo l’editing se fatto con loro” qualcosa non andava. Allora ho deciso di investire sul mio lavoro e ho ripreso la ricerca di un agente letterario che potesse veicolare il mio romanzo nel mondo degli editori. Quella è stata la strada giusta. Ne ho conosciuti alcuni, ma uno in particolare mi ha colpito per la professionalità. Il professore Fulvio Mazza della Bottega editoriale che si è offerto di rappresentare il mio libro, dopo che avesse sostenuto un lavoro di editing professionale anche se non effettuato dalla loro agenzia. Lì ho trovato il partner per questo viaggio una persona disposta a scommettere sul mio lavoro, con il suo lavoro. 

Nelle tue storie c’è un messaggio di fondo? Qualcosa che vorresti trasmettere a chi legge i tuoi libri?

I messaggi ci sono sempre. Ma io li interpreto nella storia che scrivo, narrando una serie di eventi e di momenti vissuti dai personaggi. Ma la vera domanda è se chi legge riconosce questi messaggi. In alcuni casi ho avuto riscontro in altri alcuni lettori hanno visto cose che io neanche se rileggo il mio libro mille volte troverò mai, ma solo perché non appartengono al mio essere lettore.

Preferisci cartaceo o ebook?

In spiaggia cartaceo, in camera da letto ebook (mi permette di leggere di notte senza disturbare) ogni luogo ha il suo strumento di lettura. Una volta sono arrivato a leggere quattro romanzi contemporaneamente a seconda di dove ero e che strumento avevo con me. Apprezzo l’odore della carta e la sensazione che mi da avere un libro tra le mani, sfogliarlo; un po’ meno la polvere e risolvere i problemi di spazio della mia libreria. Ho raggiunto un compromesso con me stesso, compro i libri in formato digitale e se mi piacciono li acquisto in cartaceo e me li rileggo.

Genere preferito da lettore?

Storico, Fantascienza, Giallo, Giallo a bollicine, Avventura, Fantasy alla Animali fantastici e poi teatro… teatro… teatro… insomma tutto ciò che è immagine in parola o parola all’immagine fai tu!

Autore preferito?

Pirandello, Ewans, Manfredi… la lista è veramente lunga.

Se dovessi trovarti su un’isola deserta e potessi portarti solamente tre libri, quali sceglieresti e perché?

Di Pirandello sarei indeciso fra Uno, nessuno e centomila o la raccolta di Racconti per un anno. Di Valerio Massimo Manfredi sicuramente, senza alcun dubbio, Le Idi di marzo. Per rendere meno pesante la permanenza vita natural durante nell’isola un testo fra quelli di Fabio Volo o di Giorgio Faletti. E comunque troverei il modo di portare con me la raccolta di commedie di Edoardo Scarpetta… Solo perché quella di De Filippo non saprei dove nasconderla  

Personaggio preferito? (in generale dei libri che hai letto, quello che ti ha più colpito per carisma, fascino, coinvolgimento)

Sicuramente lo Sherlock Holmes di Conan Doyle, ma l’originale, poi Sandokan, Il corsaro Nero, Ulisse, Tito Flavio Vespasiano nella versione di Roberto Fabri, Marco Aurelio, i personaggi che mi stuzzicano sono tanti proprio tanti. Però così ci perdiamo tutti gli stimoli che po’ dare la poesia che è una grande fonte d’ispirazione anche se non da vita a immaginificazioni di uomini e parla solo di brevi e infiniti attimi e sentimenti.

Futuri progetti in campo editoriale?

In cantiere ci sono diverse cose, altri romanzi storici, un giallo e una raccolta di storie basate sulla mitologia “romana” e poi il mio cruccio il primo racconto/romanzo che ho iniziato a scrivere e che credo non riuscirò mai a terminare… il mio eterno incompiuto una storia di Fantascienza.

Hai qualche consiglio per chi si sta affacciando adesso in questo settore o vorrebbe provare a “buttarsi”?

Investite sul vostro lavoro, anzitutto fate fare l’editing del testo a un professionista e affidatevi a uno scouting serio se non avete una casa editrice che lo fa per voi. Se vi dicono che avete scritto una “ca…..” pensateci bene prima di affrontare la pubblicazione in proprio perché di Jack London ce ne stato uno solo e non tutti possiamo essere la nuova rivelazione. Questo è un consiglio che ripeto a me stesso tutti i giorni, perché bisogna saper essere reali e non diventare le allodole da spennare.

Vi lascio qui sotto qualche informazione aggiuntiva sul libro di Marco, prima di passare alla scheda che trovate poco più in basso.

Mi rendo conto che si tratta di un’opera prima ambiziosa, un romanzo storico complesso, ma ritengo che sia viaggio nel tempo tra realtà storica e fantasia ben congegnato.

Veio, la città più meridionale d’Etruria, fulgida dominatrice di un vasto territorio (Agro Veientano) che si estendeva dalla riva destra del Tevere sino oltre il lago di Bracciano. Il conflitto inevitabile con Roma, legato al controllo degli approdi commerciali lungo il Tevere e le saline, si concluse dopo un leggendario assedio e con la sconfitta della città etrusca ad opera di Furio Camillo (396 a.C.). Tutti questi eventi sono ora narrati da Roma versus Veio: il duello mortale, opera prima di Marco Quaranta, pubblicato da Nep Edizioni.

Si tratta di un periodo storico cruciale per i destini di Roma: si giocava al tempo un micidiale all in dove, inevitabilmente, il prevalere di una potenza avrebbe significato l’annullamento dell’altra. In effetti, nel 27 d.C. Augusto elevò la città sconfitta al rango di Municipio, nel tardivo atto di arrestarne la decadenza, ma il declino fu comunque inesorabile, E questo clima di tensione è ben reso da questo romanzo storico: «Pensa a queste mie parole ragazzo: tutti i grandi personaggi della storia sono concordi che presto questa interminabile rivalità tra Veio e Roma, che si alterna con scontri e periodi di latente ostilità, vedrà la fine con la vittoria di una delle due, e comunque il conflitto non si potrà rinnovare in eterno in ogni stagione (…)È risaputo che due popoli che sono come il sole e la luna non possono coesistere nello stesso spazio contemporaneamente». Del resto questo tipo di congiunture economico-militari non sarebbe stato un unicum nell’ascesa di Roma, anzi.

Ora, Quaranta ha il pregio di saper dominare molto bene l’ambientazione storica e allo stesso tempo di gestire con buona padronanza e cautela gli innesti di personaggi e situazioni di fantasia. D’altronde, lo dichiara lui stesso nel suo ‘manifesto’: «Questo è un romanzo storico, un’opera di fantasia che cerca di rimanere il più possibile vicino agli eventi così come ci sono stati narrati in Ab Urbe condita di Tito Livio (fonte principale).»

Ciononostante o forse proprio per questo, a questo articolato romanzo storico occorre un’ampia dramatis personae. Tutti i personaggi sono però necessari e assolutamente ben incardinati nel ritmo narrativo, a cominciare proprio da quelli totalmente inventati. Il sanguigno senatore Azio Lovinio ad esempio non fa eccezione a questa regola. «Azio Lovinio era fuori di sé, mentre camminava lungo la via Sacra, seguito da due dei suoi servi. L’uomo aveva un’andatura sostenuta mentre incedeva con il suo passo regolare e pesante. Violento. Deciso. Minaccioso. Era chiara l’appartenenza a una classe di militari, più abituati alle faticose marce che alla vita politica dell’Urbe. Disposti a sopportare miglia e miglia di percorso, piuttosto che aver a che fare con la ressa che popolava le strade della città.»

Il romanzo tratteggia e caratterizza assai bene le varie figure, a cominciare dagli atteggiamenti dei personaggi, per poi passare al linguaggio e al modo di descrivere la situazione di profondo cambiamento della società e della politica romana che ciascuno di loro, a suo modo, stava vivendo e naturalmente cercando di volgere a proprio vantaggio.

Una corda tesa tra respiro epico, storia e attualità

Il romanzo storico è in auge in questi anni e il seguito dei suoi lettori è in costante crescita. Perché? La risposta sta proprio nella struttura e nella tecnica narrativa tipica del romanzo storico contemporaneo stesso, e quello di Quaranta non fa eccezione. Si rileva insomma un equo bilanciamento tra epica e storia, supportato da un ritmo narrativo asciutto e ritmico che pare tratto da un quotidiano contemporaneo, capace di trascinare il lettore non solo verso una dimensione di svago, ma anche di comprensione della realtà attuale attraverso la cifra storica. Per rendersene ben conto basta leggere lo Yehoshua di Viaggio alla fine del millennio: «Proprio a causa delle voci propagatesi in quest’ultimo anno in Andalusia e nel Maghreb, riguardo alla paura e al nuovo fanatismo religioso che si stanno diffondendo nei principati e nei regni dei cristiani, il mercante ebreo e il suo socio arabo Abu-Lufti hanno deciso di ridurre al minimo gli spostamenti sulla terraferma, per non mettere in pericolo se stessi e le merci in un viaggio tra castelli, villaggi, tenute e monasteri pullulanti di fedeli della croce». Stiamo parlando del Medio Evo o forse anche, in qualche modo, dei nostri tempi? Così si può dire anche di alcuni passi di questo ben studiato romanzo storico: «Il mondo della politica era impressionante agli occhi del ragazzo, che ne percepiva solo il lato negativo dato dagli intrighi e dai tradimenti che erano più evidenti delle azioni di grande spessore. Soprattutto in quei momenti di guerra, quando decine di migliaia di romani erano impegnati in un assedio decennale».  Insomma: cosa c’è alla fine di più contemporaneo per un lettore di un romanzo storico? È proprio il contesto del ‘già accaduto’ che libera maggiormente, rispetto ad altre forme letterarie, il senso critico e la capacità di analisi di lettore e scrittore. L’importante è non eccedere con i ragionamenti didascalici o filosofici, ma non ci pare che il romanzo di Quaranta corra questo rischio.

Azione e riflessione

Ciò che infatti si nota scorrendo le pagine di questo romanzo è il costante tentativo da parte dell’autore di non essere didascalico o caricaturale. In altre parole, le descrizioni e le ambientazioni sono certo ben curate e sviluppate, ma quel che attrae nella storia è la ricerca di una struttura psicologica, un tentativo più volte ripetuto di far comprendere al lettore non solo cosa pensano i personaggi, ma soprattutto come articolano la loro riflessione su sé stessi e sul mondo che li circonda. «Marco si rese conto che l’immagine di un condannato trascinato verso il suo destino lo aveva incuriosito, senza sentire di esserne stato toccato emotivamente. Dentro di sé sapeva che era giusto dare una lezione ai disertori per evitare che i più codardi potessero solo lontanamente pensare alla fuga dalla battaglia, ma razionalmente si chiedeva dove fosse lo spirito di un popolo evoluto, degno della benevolenza del Padre degli dèi, incapace di insegnare ai propri soldati l’onore e il sacrificio per un ideale ben più superiore di una singola vita. Sapeva che era giusta una punizione, per quanto questa potesse essere violenta e definitiva. Lo sapeva perché così gli era stato insegnato. Lo sapeva perché era una parte della sua cultura di romano e parte della sua identità. Sicuramente sarebbe stato meglio se i disertori non fossero esistiti. La loro sorte non avrebbe rappresentato un’atrocità da giustificare in nome di un bene comune di fronte agli dèi». Ma non si tratta di una narrazione statica, anzi tutt’altro: il ritmo degli accadimenti politici, bellici e personali è costantemente intrecciato alla narrazione e in movimento. Per tutte queste ragioni si tratta di un testo da consigliare anche a chi non si è mai convintamente avvicinato al genere storico, che pure vanta in Italia una illustre e felice tradizione.

Roma Versus Veio: Il duello Mortale

Titolo: Roma Versus Veio : Il duello mortale

Anno di uscita: 1 Ottobre 2021

Casa Editrice : Nep Edizioni

Trama

Marco Orazio Pulvillo all’età di 17 anni risponde alla leva volontaria nel decimo anno di guerra fra Roma e la città etrusca di Veio. Per volere del padre anziché intraprendere la carriera militare da ufficiale, come il suo rango permetterebbe, viene inquadrato come fante nel manipolo dei Corvi e inviato ad addestrarsi nel campo vicino Corniculum, dove conoscerà i suoi compagni di viaggio. In questo periodo di duro lavoro Marco si distinguerà nel bene e nel male, accattivandosi le simpatie di illustri personaggi vicini alla sua famiglia (Marco Furio Camillo e Publio Cornelio Scipione) e le inimicizie di gens rivali degli Orazio (Spurio Verginio e Aulo Prisco). Sarà qui che imparerà a utilizzare delle armi nuove come i pila, giavellotti che in futuro faranno la fortuna dell’esercito di Roma (almeno fino a metà del periodo imperiale) e le tecniche di combattimento manipolari. La natura intraprendente lo porteranno presto a essere riconosciuto come leader naturale, anche se il senso del dovere gli impedisce di accettare ruoli che a suo avviso devono essere assegnati prima a persone più anziane e meritevoli. Tra i compagni si distinguono Fulvio Lamprelio che lo accoglie come un fratellino minore e Lucio Sertorio, il veterano, un po’ il papà della squadra; mentre personaggi come Egerio Collanzio non perdono tempo a sfruttare le capacità del ragazzo anche alla sua insaputa per arricchirsi con le scommesse, uno degli argomenti da non trattare difronte al nobile e irreprensibile Marco.

In questo campo durante il giorno delle nundine Marco incontra Lucia Caisidia che fa nascere in lui un sentimento contrastante con l’amore provato e dichiarato per Flaminia la sia fidanzata lasciata a Roma e dalla quale vuole tornare ad ogni costo. 

Il romanzo è un susseguirsi di fervide immagini del mondo romano visto da persone normali

 

Marco Orazio Pulvillo oltre a confrontarsi con i mille dubbi di ragazzo che sperimenterà uno stile di vita nuovo diverso, proveniente da un mondo fatto di valori tradizionali tramandati dal padre Primo si scontrerà con il pragmatismo dei plebei; persone viscerali, emotive che lottano in ogni momento della loro vita per sopravvivere. La società romana era una delle più inclusive mai esistite, ma allo stesso tempo portava in se fratture insanabili fra classi sociali e tribù, in un importante momento di crescita il nostro giovane patrizio conoscerà plebei in grado di conquistare la sua fiducia e che si leggeranno al nostro eroe in un patto di indissolubile fedeltà.

Marco dovrà capire l’importanza della fede nelle divinità per i plebei e conoscere il suo rapporto con la stessa fede, tramandata nello spirito dei valori tradizionali e vissuta con una mente giovane e influenzata da culture orientali, come quella greca, con un i suoi ideali di una democrazia pura.

Marco è un ragazzo innamorato della vita e non intende perderla, pronto a tutto per tenerla stretta; è innamorato delle cose belle della vita soprattutto di ciò che sta scoprendo ”l’amore”, sono interessanti le riflessioni di questa giovane mente legata al sogno di avere una vita con la sua Flaminia e le paure che la vita militare generano. È riflessivo e irruenti allo stesso tempo, una contraddizione che emerge in molti aspetti della sua personalità quando deve confrontarsi con temi come destino e libero arbitrio mettendo a dura prova se stesso gli insegnamenti del padre e ciò che vede egli stesso.

Si tratta di un romanzo storico sull’antica Roma e in questi casi battaglie e scontri sono il pane quotidiano e nonostante questo l’autore non annoia mai pronto a condividere un punto di vista nuovo, senza scivolare nella retorica esaltazione dell’impavido guerriero che non ha mai paura. La morte sarà la grande presenza che aleggerà per tutto il romanzo, ricordando a tutti i personaggi di essere semplici uomini. La guerra fa paura e farà sempre paura. In questa storia non si parla di stoici eroi, ma di persone che dovranno farsi coraggio nella speranza di sopravvivere e che scopriranno che da soli sarebbero solo cadaveri, ma insieme sono una forza.

Curiosità sui personaggi

Sono attori di uno spettacolo fantastico capaci di trascinarci in un viaggio che non solo ci farà conoscere la storia, vista come eventi, ma la narrazione degli stessi eventi vista con gli occhi di chi è “normale” e per la testa ha idee di tutti i giorni. In questo romanzo si è voluto scrivere di persone comuni che vivono l’eccezionalità della Storia con la S maiuscola.

Marco Orazio Pulvillo è un giovane e come tutti i ragazzi vive di sogni e amori, ma il confronto con la dura realtà della guerra non concede tempo a certi pensieri. Come il mondo non può essere fatto di guerrieri indomiti che disprezzano la paura di morire, capaci di resistere alla fame oltre ogni umana comprensione. La vita è fatta di persone che devono sbarcare il lunario, confrontarsi con i propri pregiudizi, il proprio orgoglio.

I personaggi di Roma Versus Veio: Il duello mortale sono persone comuni portatrici di un sano comune bagaglio quello di essere esseri umani; sapranno farvi innamorare, sapranno farsi odiare quando dovranno, ma sicuramente vi faranno emozionare perché è questo ciò che vogliamo toccarvi il cuore e farvi sentire la nostra mancanza il giorno che arriverete a leggere l’ultima pagina di questo eccezionale racconto.

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