Vanessa Vescera

Buon sabato amici lettori, bentornati sul Blog.

Oggi per la rubrica “Caffè letterario”, abbiamo appuntamento con Vanessa, che ci racconterà qualcosa di più su di lei e ci presenterà il suo libro uscito da un paio di settimane e che sta già riscuotendo consensi e recensioni positive.

Perciò senza ulteriori indugi andiamo a conoscere un po’ meglio Vanessa.

Iniziamo con la domanda di rito, cosa prendi? Caffè, Tè o una tisana?

Assolutamente caffè, con un cucchiaino scarso di zucchero. Le tisane le preferisco la sera, la mia preferita è ai frutti di bosco.

Bene, caffè sia. Vanessa parliamo di come nasce la passione per la scrittura, come ti sei avvicinata a questo mondo?

La passione per la scrittura penso sia sempre stata dentro di me. Già da bambina avevo una grandissima fantasia e crescendo si è amplificata. La voglia di scrivere qualcosa che si avvicinasse a un romanzo è nata dopo il trasferimento dalla Puglia all’Emilia Romagna. Ho iniziato a pensare in grande a quattordici anni. Sono passata dalle poesie, racconti e temi per la scuola a un vero manoscritto che conservavo in un floppy disk, che tra l’altro penso di averlo ancora.

Con il floppy disk hai sbloccato un ricordo in tutti i lettori dai trent’anni in su e, se dovessi avere ancora quel floppy, sarebbe un bel cimelio oltre che un prezioso ricordo. Dicci, qual è stata la cosa che ti ha fatto dire “voglio scrivere un libro”? 

Non l’ho mai detto e neanche pensato, mi sono ritrovata a scrivere così tanto che mi sono resa conto solo dopo che avevo tra le mani una storia che poteva essere definita “libro”. Penso che alcune cose a volte si palesino da sole senza andarle a cercare.

A volte capita che quello che facciamo sorprenda anche noi stessi. Mi piace tantissimo l’idea che sia stato il libro a venire a cercarti. Quale genere scrivi e come mai ti sei approcciata a quel genere?

Scrivo romanzi rosa. Perché? Semplice, sono un’eterna sognatrice che crede nell’amore, nella potenza dei buoni sentimenti, nel bello in tutte le sue forme. Senza l’amore non ci sarebbe vita e quindi credo sia il motore che in qualche modo muove la nostra intera esistenza.

È una bella frase e un concetto che in tanti dovremmo imparare a tenere bene a mente. Qual è la prima cosa che ricordi di aver scritto?

La prima prima non me la ricordo, sai? Ho scribacchiato tantissime poesie, racconti, frasi. Però, adesso che mi ci fai pensare, ho scritto una poesia per Poldo, un cagnolino trovato da mio fratello per strada. Desideravo tantissimo tenerlo ma lo abbiamo dato in adozione, sarebbe diventato una maxi-taglia e all’epoca avevamo già un’amica a quattro zampe. Mi ricordo ancora adesso quanto era morbido e meraviglioso. Una nuvola color caramello. Gli scrissi una poesia d’addio su quanto gli avessi voluto bene e che mai lo avrei dimenticato, in fondo la promessa l’ho mantenuta, non l’ho mai dimenticato.  

Wow! Io sono molto sensibile al tema animale e devo ammettere che leggendo questa risposta mi hai fatto emozionare. È davvero un pensiero molto dolce quello della poesia di addio. E qual è invece la cosa che più ti imbarazza di aver scritto? Quella che a rileggerla ti viene da dire “ma cosa accidenti ho scritto?”

Che bella domanda. Io sono molto critica con me stessa, rileggendo i miei testi dopo anni andrei sempre a cambiare qualcosa. Penso che questo accada perché si cresce, si cambia e si matura. Quando leggo i miei testi da ventenne mi metto un pochino le mani nei capelli ma accarezzo ugualmente quelle parole che non hanno visto la pubblicazione ma che in qualche modo mi hanno portato dove sono oggi.

Raccontaci un po’ il tuo processo creativo. Come nascono le idee per i tuoi libri?

Ho una creatività un po’ folle, iperattiva e stancante. Di idee me ne vengono infinite, una dopo l’altra, ho trame sparse un po’ ovunque ma alla fine è l’istinto a farmi gettare le prime parole sul foglio, a rapirmi, e da quel momento parte la progettazione. Una volta che so cosa voglio scrivere e come lo voglio scrivere parto a pianificare più dettagliatamente i personaggi e la loro storia.

A proposito di pianificazione, ti definiresti più Plotter o Pantser? Ti piace avere tutti i dettagli sotto mano della storia prima di iniziare a scriverla oppure scrivi più “di pancia”?

Faccio tutte e due le cose in realtà. Ma solitamente i testi scritti da sola che vedono la luce sono quelli che partono di getto, senza controllo o pianificazione. I primi capitoli il personaggio o i personaggi devono parlarmi, dirmi qualcosa che fa scattare la macchina. Dopo mi fermo e sistemo le idee, definisco i dettagli, delineo il passato, il presente e il futuro dei miei personaggi e continuo il viaggio. È come se ci tenessimo per mano, un po’ istinto, sono i miei personaggi a trascinarmi nella storia, un po’ mamma, sono io che li prendo per mano e gli regalo il coraggio di andare avanti.

Scrivi a mano con quaderni, appunti, diari oppure direttamente al pc?

Scrivo ovunque, l’ultimo romanzo edito More Stories è nato sulle note del mio cellulare. Alessandro si è meritato tutta la mia attenzione e in un periodo dove facevo fatica a sedermi al pc l’unico modo per riportare le parole sul foglio era il mio telefono cellulare.

Ti piace ascoltare musica quando scrivi oppure preferisci il silenzio? In caso di musica, cosa ti piace ascoltare?

Entrambe le cose. A volte preferisco però sentire musica straniera o sinfonie, le parole dei testi in italiano a volte mi distraggono ma non è sempre così, dipende dal mio stato d’animo e dalla scena che sto scrivendo. A volte invece ho bisogno di assoluto silenzio. Come vedi non sono per nulla metodica.

C’è un posto preferito dove ti piace scrivere in un posto in particolare, diciamo un angolino tutto per te?

Attualmente mi sposto per tutta la casa, ma adoro scrivere sul balcone o guardando fuori dalla finestra l’albero di fronte.

Quanto tempo impieghi per scrivere un romanzo?

Dipende, l’ultimo “La luna alla finestra” ci ho messo un anno e mezzo. Da sola sono più lenta, più esigente e spietata. A quattro mani sono più rilassata e se mi blocco c’è l’altra persona che mi aiuta a venirne fuori sbrogliando la situazione. Non riesco a darti una reale tempistica perché ogni storia è a sé, ci sono alcune che si scrivono in sei mesi e altre che invece possono portare via più tempo. 

C’è un genere che non vorresti mai scrivere o che pensi di non riuscire a scrivere?

Penso di non riuscire a scrivere il giallo e l’horror.

Hai una writing routine particolare? Se sì cosa fai?

No, nessuna routine per adesso, e non perché non la desideri, anzi, mi piacerebbe tantissimo avere quel lasso di tempo in cui ti siedi davanti al pc con una tazza fumante di cioccolata calda e panna montata di fianco e inizi a picchiettare le dita sulla tastiera. Ma non è giunto ancora quel momento per me. Ritaglio il tempo in base agli impegni lavorativi e famigliari, con un po’ di pazienza faccio tutto. E se non riesco a stare al pc evviva le note del telefono o scrivener che è sempre con me.

Hai mai avuto il blocco dello scrittore e nel caso come l’hai superato?

Guarda ci sono dentro con tutte le scarpe in questo preciso momento. Premettendo che la scrittura non è il mio lavoro primario, non ho sempre delle scadenze prefissate, e quindi posso permettermi di prendermi anche una pausa, più o meno lunga, in base all’esigenza. Quando sono in questa fase di stanchezza mentale leggo tanto, mi dedico al lavoro e cerco di dimenticarmi che non sto gettando neanche mezza riga sul foglio. Studio manuali di scrittura sapendo che è solo una pausa provvisoria. Solitamente i momenti di stop sono quasi sempre il preludio per una nuova storia senza che io forzi troppo la mano. Anche perché in realtà ho quasi sempre qualche storia che mi gira nella mente ma devo attendere il momento giusto. Nel caso la situazione si protragga troppo a lungo scrivo su carta e metto in ordine le idee.

Cosa provi mentre scrivi i tuoi romanzi?

Un caleidoscopio di emozioni diverse. Mi innamoro prima di tutto dei miei personaggi, e poi vivo e soffro con loro, mi arrabbio e a volte provo ansia. Il mio blocco arriva sempre a metà romanzo e divento di cattivo umore perché non riesco a riversare tutte le emozioni che mi si agitano dentro. Quando però torno a scrivere esplodo di libertà e felicità. Il momento in cui giungo alla parola fine è sempre una gioia e un dolore, dire addio a chi si vuole bene non è mai facile. Ed io voglio bene alle mie storie.

Ci sono sicuramente autori ed autrici che in qualche modo hanno influenzato il tuo stile, quali sono?

Mi piacciono molte autrici tra cui Sophie Kinsella, la Rowling, Amabile Giusti, Jane Austen ma il mio stile non penso sia influenzato da nessuna di loro. Cerco sempre di scrivere puntando a superare i miei limiti, a fare meglio e penso che sia fondamentale avere una propria voce, afferrarla e non lasciarla andare. Quindi penso che il mio stile nasca da ciò che sono, semplicemente Vanessa con tanti sogni e speranze. Sarebbe impossibile avvicinarsi a chi non sono e soprattutto ricercare la perfezione di una penna per quanto amata estranea.

Parlaci del tuo percorso da esordiente, tutto quello che hai fatto per arrivare alla pubblicazione.

Era una notte buia e tempestosa… scherzo, devo tornare indietro di quasi quindici anni, avevo poco più di vent’anni e dopo aver finito la prima storia ho cercato svariate case editrici che pubblicassero romanzi rosa. Ho inviato il mio primo testo un po’ ovunque. Come dico sempre sono figlia delle attese, aspettavo che una casa editrice mi contattasse e poi chissà. Ho ancora molti contratti conservati ma alla fine il destino ha voluto che il mio primo testo pubblicato fosse scritto a quattro mani con una mia carissima amica e collega. Da quel momento siamo cresciute insieme e abbiamo fatto varie esperienze con case editrici e provato anche il self publishing. 

Pubblichi con casa editrice o in Self? In caso di Self cosa ti ha portato verso questa scelta?

Pubblico sia con casa editrice che in self. Il self lo adoro per l’autonomia completa che mi concede. Scelgo a chi far leggere il testo, scelgo la veste grafica, scelgo come promuoverlo. Ho il pieno controllo della situazione. È una di quelle esperienze che consiglio sempre ma bisogna essere consapevoli a cosa si va incontro. Io come prima pubblicazione sceglierei sempre una casa editrice perché spesso gli autori non sanno muoversi e pensano che basti scrivere e poi andare su Amazon per auto pubblicarsi. La verità invece che bisogna impegnarsi molto molto di più perché abbiamo un dovere verso il lettore: quello di consegnarli un testo nella sua versione migliore.

Nelle tue storie c’è un messaggio di fondo? Qualcosa che vorresti trasmettere a chi legge i tuoi libri?

Sì, c’è sempre un messaggio. Nel mio ultimo romanzo “La luna alla finestra” il protagonista, Alessandro, ha tanto da dire e da imparare, lui cresce ed evolve durante la storia ma spetta al lettore trovare il suo messaggio, io lascio qualche indizio poi tocca a voi fare il resto. 

Preferisci cartaceo o ebook?

Leggo entrambi, ma il cartaceo ha un posto speciale nel mio cuore anche se causa spazio sto ridimensionando la mia libreria.

Genere preferito da lettrice?

Non ho un genere, spesso ho bisogno di cambiare e passo dal romanzo rosa al thriller o al fantasy.

Autore preferito?

Solo uno? Impossibile dai. Come detto su ne ho parecchie: Sophie Kinsella, Amabile Giusti, Rowling, Jane Austen, le sorelle Brontë e ne ho sicuramente altre che ora mi sfuggono. Scegliere un autore sarebbe troppo riduttivo.

Se dovessi trovarti su un’isola deserta e potessi portarti solamente tre libri, quali sceglieresti e perché?

Ti ricordi di me? Di Sophie Kinsella, c’è una scena di quel libro che mi è rimasta nel cuore, la terrazza piena di girasoli, ho pensato: sì, è amore!

La ragazza della torre (tutta la trilogia), un fantasy meraviglioso con creature fatate, ancora adesso che sono passati anni me lo ricordo.

Non c’ niente che fa male così di Amabile Giusti, quel libro in alcuni punti mi ha preso a pugni nello stomaco in altri mi h regalato la speranza.

Personaggio preferito?

Mi astengo dal rispondere, troppo complesso dirne solo uno.

Futuri progetti in campo editoriale?

Ho in cantiere alcuni libri che usciranno con case editrici diverse, ma è presto per parlarne e ho un progetto a cui vorrei mettere mani molto presto, appena uscirò dal mio blocco.

Hai qualche consiglio per chi si sta affacciando adesso in questo settore o vorrebbe provare a “buttarsi”?

Di informarsi, di studiare, di non fermarsi al primo sì, perché spesso dietro un sì non c’è realmente interesse per l’opera. Insomma, occhi aperti sempre, c’è internet oggi che ci permette di fare ricerche specifiche comodamente seduti da casa, ma non solo ci sono profili di professionisti capaci che danno ottimi consigli come il blog e profilo Instagram di Bookblister di Chiara Beretta Mazzotta.

La Luna alla finestra

Titolo La Luna alla finestra     

Anno di uscita 2021

Casa Editrice More Stories

Trama

Marzo 2020. Nell’atmosfera sospesa di una Bologna svuotata dai decreti per la salute pubblica, ad Alessandro rimane un unico sfogo: la sua arte, il disegno.

Ma la mano che si muove senza sosta ogni sera per tratteggiare rabbiosamente la città e i suoi fantasmi non basta a salvarlo da se stesso, da quei pensieri e da quei ricordi che rischiano di risucchiarlo nel vortice dei suoi sensi di colpa.

Finché una luce dalla finestra di fronte gli rivela un’altra presenza, una donna, una speranza. La possibilità di spezzare la propria solitudine.

Basterà unire due solitudini per costruire un ponte che sia in grado di superare ogni paura?

Nemmeno Selene, dall’altra parte della strada, ha la risposta. Per lei, che ha già perso molto nella vita ed è risoluta a difendere i propri affetti a ogni costo, Alessandro è dapprima un intrigante enigma, poi l’uomo che, con il suo sguardo penetrante, la spia mettendo in subbuglio pensieri ed emozioni.

In un’epoca in cui è impossibile anche solo sfiorarsi, possono due persone tanto diverse innamorarsi davvero?

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